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Quando la strada è in salita

L' insegnamento non è solo un mestiere, ma una missione e Chiara racconta la sua esperienza.

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Chiara è una ragazza con i propri sogni nel cassetto, e, al primo posto, c'è quello dell'insegnamento.

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, con un punteggio di 110/110, tutte le mattine percorre un percorso difficoltoso, a causa del ghiaccio e delle curve, per arrivare da
Orsogna a Lama dei Peligni e Torricella Peligna.

Lei fa parte di quella schiera di insegnanti che oggi rientra nel numeroso gruppo di “precari”: coloro che non hanno una cattedra fissa.

Quest'estate ha conseguito l'abilitazione mediante il corso Pas, riguardante i docenti con almeno tre anni di servizio, che presuppone costi elevati e tempistiche da record, poiché i tempi si riducono per chi studia e lavora nello stesso giorno. Chiara, dunque, non è solo una docente, ma fino a poco tempo fa, è stata anche un'alunna.

Insegnare, infatti, si riduce a un circolo vizioso di master costosi e tanta strada da percorrere. Un giovane laureato, formato in tal senso, quindi, si ritrova disoccupato e deve cercare di adempiere ai costi della vita mediante altre occupazioni.

Questo è il prezzo da pagare per rincorrere un sogno? Chiara lo sa: dopo la laurea, infatti, è entrata a lavorare in un istituto paritario, tuttavia, l'unica “paga” ricevuta sono stati i punti di carriera e di uno stipendio neanche l' ombra. Una classe di insegnanti, insomma, che non è tutelata in nessun ambito. Né in quello statale, né in quello privato. Com' è possibile ciò, dato che l' insegnamento è la base per la formazione personale e culturale dell' individuo?

La mancanza di interesse da parte delle istituzioni, l' avvicendarsi spasmodico delle personalità politiche che non sanno tenere testa al problema non risolvono la situazione: per insegnare bisogna ottenere, oltre all' abilitazione, punti per “scalare la classifica”, come se fosse un gioco a premi. 

Nell' ambito, anzi, regna la confusione più totale tra la necessità di assorbire gli abilitati precari, i neolaureati da abilitare e i docenti prossimi al pensionamento.

Il futuro, così, sembra essere sempre più lontano e, soprattutto, irrealizzabile, e molti insegnanti decidono di uscire dall' Italia e vedere i loro meriti riconosciuti altrove.

La mia voglia nasce dal sogno di una vita. Oggi non esiste più la figura dell' insegnante con la bacchetta; ci si avvicina allo studente, per instaurare un rapporto alla pari e invogliarlo non solo a ciò che fa parte del programma scolastico, ma per indirizzarlo al percorso che più adempie alle sue attitudini, al rapporto con gli altri e a quello che sarà il suo futuro. Se questo è davvero un sogno, consiglio, a chi vuole intraprenderlo, di seguirlo, tenendo a mente che la strada è tutta in salita” afferma Chiara, simbolo di tanti insegnanti dotati, i quali non hanno ancora avuto la possibilità di mettere in pratica le loro conoscenze e sfruttare le proprie potenzialità per preparare i giovani a
quello che chiamano “Domani”.

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