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Tele sacre di Federico Spoltore e croce di Nicola da Guardiagrele, i progetti della Mostra per la città

Il presidente Marsibilio: "Cerchiamo sponsor per la nuova esposizione del simbolo dell'arte sacra guardiese"

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Tornano dopo oltre un decennio le tele raffiguranti San Giuseppe Artigiano e l'Annunciazione, dipinte da Federico Spoltore nella seconda metà degli anni Sessanta per la cappella dell'allora convento delle suore francescane missionarie di Gesù bambino, oggi Palazzo dell'Artigianato e sede dell'Ente Mostra dell'Artigianato Artistico Abruzzese. Un mese fa le preziose opere del pittore lancianese hanno ripreso il loro posto nell'abside, dove i riquadri ai lati dell'altare erano disadorni fin dalla riapertura al culto della cappella, nel novembre del 2011 con una messa in ricordo di Rocco Di Giuseppe, fondatore dell'Ente Mostra.

San Giuseppe e l'Annunciazione erano dal 2001 a L'Aquila, dove l'ordine monacale li  aveva trasferiti dopo la cessione del convento, un palazzo del Settecento dal 1886 sede per oltre un secolo anche della scuola gestita dalle suore francescane. «Con la Curia, al momento del passaggio di proprietà del palazzo che avrebbe ospitato l'Ente Mostra dell'artigianato artistico abruzzese», racconta il presidente dell'Emaaa, Gianfranco Marsibilio, «si concordò la restituzione delle tele a patto che la cappella fosse ritornata luogo di culto». La chiesetta annessa al convento non venne in effetti mai sconsacrata, ma soltanto utilizzata come sala di esposizione degli ori o del ferro battuto in occasione della Mostra agostana a partire dal 2006. L'atto che formalizza la restituzione è datato al 20 luglio scorso ed è firmato dalla superiora delle suore francescane missionare, madre Teresa Ferrante, dal prevosto di Santa Maria Maggiore don Nicola Del Bianco e dallo stesso presidente dell'Ente Mostra, rispettivamente nominati affidatario e custode delle tele di Spoltore.

«Alla riuscita dell'impresa, che per molto tempo era apparsa di difficile realizzazione», annota Marsibilio, «oltre a don Nicola hanno contribuito anche il nostro socio Giuseppe Amore, che ringrazio di cuore, Nello Iacovella che ha curato la sistemazione delle tele nella cappella e il maestro ceramista Giuseppe Liberati come componente del consiglio di amministrazione e autore di pregiate suppellettili come il calice, la pisside e le ampolline che simboleggiano la nuova dotazione del corredo liturgico nello stile dell'Ente Mostra, che del ritrovato luogo di culto aperto ai guardiesi vuol fare una vera e propria "cappella degli artigiani"». Il presidente rimarca anche che «questo ritorno aggiunge una nuova attrattiva artistica alla Mostra e all'intera città, e rappresenta un dato in controtendenza rispetto al depauperamento in corso a Guardiagrele e nelle zone interne, intendo in senso generale».

Le tele di Spoltore hanno una particolarità nella firma, che fu apposta anni dopo la consegna. «Spoltore non le firmò immediatamente», spiega Gabriele Vitacolonna, direttore artistico dell'Emaaa che negli anni Sessanta frequentò il maestro di Lanciano nei suoi frequenti soggiorni a Guardiagrele, dove risiedeva una cugina. «Si dice», prosegue Vitacolonna, «che non lo fece perché al tempo legato a un contratto d'esclusiva firmato negli Stati Uniti, ipotesi tutta da verificare. Di certo le firmò negli anni Settanta, ma senza trascrivere la data dei dipinti come era invece sua abitudine».



Tre progetti lanciati sul finire del 2010 dall'Ente Mostra hanno per obiettivo il recupero, in chiavi diverse, di pezzi fondamentali del patrimonio artistico guardiese. Una triade programmatica che nelle parole di Marsibilio «rappresenta il contributo dell'Ente alla rivitalizzazione culturale e turistica di Guardiagrele attraverso il ritorno alla fruizione, o la fruizione con modalità migliorate, di opere fondanti nella tradizione della città». La riproduzione dell'Incoronazione di Santa Maria Maggiore e il ritorno a Guardiagrele delle tele dipinte da Spoltore per la cappella dell'ex convento sono appunto due di questi progetti.



Il terzo coinvolge «i pezzi della croce processionale di Nicola da Guardiagrele», spiega il presidente,  «che da tempo volevamo vedere ricomposti nell'originale disposizione sull'opera trafugata purtoppo nel 1979 dalla nostra cattedrale e ritornata incompleta dopo il rinvenimento di singoli componenti».  La proposta dell'Emaaa venne così inoltrata alla Soprintendenza regionale per i beni storici, artistici e etno-antropologici dell'Abruzzo. Allegata al progetto degli architetti Sergio Bacelli e Piero Ferretti c'era la richiesta di procedere al montaggio temporaneo dei pezzi, veri gioielli dell'arte dello sbalzo in argento, su uno scheletro in plexiglas di misure e proporzioni corrispondenti al pezzo originale tuttora mancante.



«La dottoressa Lucia Arbace, con la quale abbiamo nel frattempo stretto un rapporto di collaborazione concretizzata fra l'altro, ma non soltanto, nell'esposizione la scorsa estate di una pregiata selezione dell'Arazzeria pennese», racconta Marsibilio, «ha apprezzato il progetto e ne ha comunicato in tempi celeri l'avvenuta approvazione. Oggi dobbiamo, sul modello dell'Incoronazione, reperire fondi attraverso sponsorizzazioni private e appoggi importanti nel mondo della cultura illuminata, quella cioè che dispone di mezzi in grado di finanziare il progetto. E' l'unica soluzione», riprende il presidente, «per via della crisi economica che coinvolge gli enti pubblici e le amministrazioni locali, che in altri tempi sarebbero stati gli sponsor ideali».



I resti del capolavoro in stile gotico internazionale, di cui Nicola fu tra i principali esponenti, sono attualmente custoditi in teche di sicurezza nell'area espositiva del Museo del Duomo. «A spingerci nel progetto», annota Marsibilio, «è stata l'idea di installare i pezzi ritrovati nella posizione e alle distanze in cui si trovavano nel manufatto originale, per riprodurre così un'opera che catturava l'occhio anche dei profani per il serrato e ricco susseguirsi delle forme tra sezioni a sbalzo, sculture in fusione e smalti colorati. Un allestimento, siamo convinti, che promosso in modo appropriato avrà l'effetto di richiamare nuove schiere di visitatori, a tutto beneficio del turismo d'arte in Abruzzo». Il progetto di Bacelli e Ferretti vive per ora sotto forma di un modello in scala che anticipa nei dettagli le fattezze dell'allestimento che senza dubbio diverrà la principale attrattiva del Museo del Duomo.

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