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Pasqua a tavola: le tradizioni guardiesi

| di Adriana Fantini
| Categoria: Tradizioni | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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cibo pasqua

Arrivati ai giorni che precedono la Pasqua, si inizia a pensare alle squisitezze che la nostra tradizione ci riserva per questo periodo dell’anno. La preparazione di pasticci e pasta mandorla è iniziata già da giorni e si pensa, ora, a preparare il grande pranzo della domenica di Pasqua.

Ma ecco cos’è tradizione mangiare nel nostro paese nel periodo pasquale.

Tipicità della nostra tradizione di Pasqua sono sicuramente i fiadoncini salati, detti anche “pasticci” (li pasticc’). Dalla forma simile a quella di un raviolo o di un piccolo panzerotto, i pasticci sono fatti con formaggio e uova. Dopo la cottura assumono un bel colore dorato e al taglio si evidenzia la farcitura interna di colore giallo, con una consistenza semicompatta e/o spugnosa e un profumo fragrante di formaggio.

Si può preparare anche il fiadone nella sua versione di torta salata, ripiena sempre di uova e formaggio e guarnito sulla parte superiore con strisce di pasta disposte in modo da formare dei rombi o delle croci che conferiscono al prodotto una singolare tipicità.

Ancora, è possibile preparare il fiadone nella sua versione dolce. Ideale da servire a fine pasto, si tratta di una particolare lavorazione in cui si usa un formaggio fresco canestrato appena scolato e amalgamato con un impasto granuloso di uova e aromi.


Il nome fiadone deriverebbe da “flan” che proviene dal basso latino “flado” derivato dal germanico “fladen” che significa cosa gonfia. Le sue origini risalgono ai tempi di Messisburgo, contemporaneo dell’Ariosto, e lo troviamo nello “scalco rinascimentale” della corte di Ferrara. Arrivò in Abruzzo perché nell’antica ricetta indicata nello scalco è previsto lo zafferano, una pianta officinale già da allora affermata nell’aquilano.


Il fiadone ha assunto un ruolo di tipicità e di collegamento alla festività religiosa della Santa Pasqua. Le strisce di pasta disposte a croce sulla torta nel periodo pasquale simboleggiano la croce di Gesù Cristo e vengono decorate anche con foglie di olivo benedetto, quasi a simboleggiare un momento di pace.

Altro elemento fondamentale e immancabile su tutte le tavole guardiesi nel periodo di Pasqua è la pasta mandorla. Non esiste casa in cui non si trovi un cavallo, una pupa o un cuore (le forme più diffuse del tipico dolce).

La pasta mandorla è una ricetta che si tramanda da generazioni. È, infatti, un’antica preparazione che ha alla base un impasto dalle mille sfaccettature e varianti. C’è chi ci mette il miele e chi no, chi usa il cacao e chi la cioccolata in pezzi, chi aggiunge il cedro candito e chi non lo mette. Ma l’ingrediente fondamentale, le mandorle, non possono ovviamente mancare.

Una preparazione facile, ma che richiede tempi lunghi di riposo (dalle 12 ore ai 3 giorni), pertanto è bene anticipare la preparazione alla settimana prima di Pasqua.
Certo, le uova di Pasqua di cioccolato ora invadono le nostre case e fanno felici i bambini. Ma una volta, quando le uova con la sorpresa non esistevano, i bambini si facevano felici così, regalando loro la pasta mandorla a forma di cavallo per i figli e i nipoti maschi, e a forma di pupa (bambola) alle bambine. Un dolce/giocattolo da regalare ai più piccoli nel giorno di Pasqua. Ai fidanzati, invece, si regalavano paste mandorle a forma di cuore.

Simbolo del pranzo pasquale guardiese è il brodo di gallina, simile a quello che si prepara a Natale con il cardone. Nel brodo pasquale si è usi mettere l’indivia al posto del cardo, insieme alle immancabili “pallottine” di carne macinata, cubetti di pizza rustica e uova sbattute. Anche in questo caso, però, ogni famiglia ha la sua usanza e tradizione nella preparazione del brodo di Pasqua. 


Nella tradizione cristiana a Pasqua si mangia l’agnello, che, nella sua simbologia, ci ricorda il sacrificio di Gesù in croce. Durante il pranzo di Pasqua, quindi, sulle nostre tavole guardiesi è immancabile la carne di Agnello. Che sia arrosto, porchettato o “cacio e ovo”, è tradizione che si mangi questa qualità di carne.


L’agnello è un animale mansueto e la sua immagine ci ricorda appunto l’innocenza e simboleggia perfettamente la pazienza, la mansuetudine e l’innocenza di Cristo immolatosi sul legno della Croce per la salvezza di tutta l’umanità. Ma la simbologia dell’agnello affonda le sue radici nella tradizione ebraica perché ci ricorda, nell’antico testamento, il sacrificio di Isacco che, grazie alla sua fede, non fu consumato (al suo posto fu ucciso un ariete); inoltre l’agnello ci ricorda anche l’esodo poiché nell’ultima piaga il Signore ordinò a Mosè di spargere il sangue di un agnello sugli stipiti delle porte delle case degli ebrei, di modo che l’angelo della morte, vedendolo, non sarebbe entrato in quelle case.

Ci sono poi la pasta alla chitarra con il sugo di agnello, i carciofi, i fegatini, le colombe e le uova. Risultato, i guardiesi metteranno su sicuramente qualche chiletto durante le feste pasquali. Cosa resta da dire, buona Pasqua a tutti e buon appetito!
 

Adriana Fantini

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