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Centrale a biomasse: chiesto da Renovo un risarcimento di 748mila euro

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E ANCHE STAVOLTA L’AVEVAMO DETTO!
Con ricorso notificato al Comune di Guardiagrele il 5 novembre scorso, la Renovo Bioenergy ha chiesto al TAR Abruzzo di condannare l’amministrazione a risarcire il danno subito per la mancata realizzazione della centrale a biomasse.

La somma richiesta è stata quantificata in € 600.000 per i costi inutilmente sostenuti (negli anni 2010, 2011 e 2012) oltre ad € 148.000 per la cosiddetta perdita di chances subita nel perseguire inutilmente il progetto nel territorio di Guardiagrele.

Si tratta di una vero e proprio salasso che, se il ricorso fosse accolto, andrebbe a mettere definitivamente in crisi le finanze del comune in un periodo di tagli generalizzati e spese spesso inutili.

Purtroppo la domanda di risarcimento mette a nudo una serie di circostanze che avevamo pubblicamente e più volte  denunciato e, cioè, il fatto che la Renovo non è piombata a Guardiagrele casualmente, ma su invito espresso dell’amministrazione comunale all’indomani del suo insediamento, e questo è dimostrato da vari elementi.

Innanzitutto i costi per i quali si chiede il ristoro partono dall’anno 2010 quando la Giunta Salvi, allora estesa anche alla componente leghista che non ha mai fatto mistero del suo sostegno al progetto si insediò, contando per questo anche sul consenso delle altre forze politiche, con l’unica opposizione da parte di questo gruppo consiliare e dei partiti che lo sostengono.

Vi è poi il riferimento ad alcuni passaggi nei quali sindaco, giunta e consiglieri hanno lasciato intendere che il progetto poteva andare avanti: i pareri della Commissione comunale sull’assegnazione dei lotti (gennaio 2011) con i voti favorevoli dei componenti facenti riferimento al centrodestra,  la relazione tecnica degli esperti della Bioacademy online (interpellata nel marzo 2012) che non opponeva obiezioni di principio alla realizzazione dell’intervento; il parere del comitato VIA espresso nella seduta del luglio 2012 alla quale il comune di Guardiagrele non partecipò e al quale il comune non si oppose; la convocazione della Conferenza dei servizi per l’aprile 2013, poi rimandata e di nuovo riconvocata.

Si tratta di atti che, secondo la Renovo, dimostrano l’intenzione dell’Amministrazione di procedere alla realizzazione della centrale.

Sappiamo come la storia è finita, anche a seguito di petizioni popolari promosse dal comitato cittadino contro la centrale e dal nostro gruppo. Il consiglio comunale, con la delibera n.17 del 16 maggio scorso, ha negato la reiterazione del vincolo per l’esproprio sulle particelle oggetto della richiesta di Renovo e ha bloccato il progetto.

La Renovo, però, vede anche in quell’atto una ulteriore responsabilità perché, senza alcuna motivazione, dopo avere portato un iter quasi a conclusione, è stata bloccata la richiesta di realizzazione dell’impianto.

Ci auguriamo che il ricorso non venga accolto, ma non possiamo non segnalare che avevamo più volte messo in guardia l’amministrazione comunale dall’adottare una delibera che non fosse più articolata e motivata. Abbiamo tentato di farlo fino a qualche minuto prima della seduta, in conferenza dei capigruppo, ma la risposta è stata negativa ed è questo il motivo per il quale noi rappresentanti dell’opposizione non abbiamo partecipato al voto in quella occasione. E a “ringraziamento” di averli messi in allerta per lo sbaglio che stavano per compiere, ci siamo presi il solito manifesto di accuse e sbeffeggiamenti.

Sapevamo che un provvedimento così motivato avrebbe potuto creare problemi e che, comunque, sarebbe stato difficile cancellare i passaggi precedenti. Il ricorso di oggi dimostra tutto questo.

Abbiamo cercato di portare le nostre ragioni, ma nessuno ci ha dato ascolto. Siamo stati tenuti all’oscuro di tutto per tre anni nonostante avessimo fatto svariate richieste di convocazione di commissione e di conoscere le intenzioni di sindaco e giunta. Ma è chiaro che il danno era stato già consumato nel momento in cui Salvi e i suoi hanno sottoscritto il programma elettorale, dove la centrale compare a chiare lettere, nonostante l’assessore Di Prinzio abbia più volte cercato di cambiare il senso di parole scevre da ogni possibile fraintendimento. Questo ci fa rabbia perché la questione doveva essere gestita in maniera diversa: quel progetto non doveva essere neanche avviato.

La domanda che ci poniamo è questa: chi paga? Non vorremmo che, ancora una volta, dovranno essere i cittadini visto che in questa storia ci sono delle specifiche e chiare responsabilità e dovranno essere i responsabili a pagare.

 

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