Circolava da qualche giorno la voce di uno sfratto dai locali del vecchio ospedale intimato, tramite il comune, alle varie associazioni che da anni occupano quegli spazi dove hanno collocato le proprie sedi.
Si tratta di una nota dello scorso 20 settembre a firma del direttore dell'Unità Opartiva Patrimonio e del Direttore Generale della ASL di Chieti, protocollata in comune il giorno successivo e indirizzata al sindaco nella quale si intima di sgomberare tutti i locali entro il termine di trenta giorni, cioè entro la prossima settimana.
La situazione è grave, anzi gravissima per una pluralità di motivi.
Innanzitutto la direzione generale della ASL, che ancora una volta dimostra di essere completamente scollegata dalla realtà dei fatti, richiede in trenta giorni di lasciare liberi locali nei quali molte associazioni della città hanno trovato la propria sede per attività di notevole rilevanza sociale e culturale.
Altrettanto grave è l'atteggiamento dell'amministrazione comunale che di questa comunicazione non ha dato notizia alle organizzazioni interessate alcune delle quali, da me interpellate, hanno parlato di una voce di corridoio.
Ci chiediamo se si possano affidare a voci di corridoio le sorti di associazioni che da decenni servono la città: ad esempio della Caritas, che presso queli locali ospita il centro di ascolto, il centro di raccolta e una casa di prima accoglienza che la stessa amministrazione Salvi ha mostrato di sostenere con un contributo di qualche tempo fa.
Continuando, all'AVIS, al CAI, al Cavocchio, associazione di fotoamatori, all'Archeoclub e alla stessa Croce Rossa, tra le altre.
Di questa decisione nessuno ha dato notizia neanche al consiglio comunale sebbene ci sia stata occasione nell'ultima riunione nella quale, per altro, si è parlato di associazioni e di spesa sociale.
A questo punto ci chiediamo quale sia la linea che Salvi, insieme a Iezzi, Assessore ai servizi sociali, intendono percorrere.
Come mai non sia stato sollevato il problema per trovare una soluzione unitamente agli attori principali che sono evidentemente le associazioni. Ma, purtroppo, sembra abbastanza chiaro che manchi una sensibilità su questo versante. Basti dire che la sede di elezione nella quale questo tema avrebbe potuto essere discusso - la consulta delle forme associative - ad un anno e mezzo di amministrazione di destra è, ormai, solo il testo di un Regolamento che era stato scritto.
Chiediamo una convocazione immediata del consiglio comunale o, quanto meno, della commissione affari generali unitamente a tutte le associazioni di Guardiagrele perchè tutti vengano informati del problema e, soprattutto, perchè vengano insieme studiate le soluzioni.
Inoltre, se la strategia della ASL sia quella di fare cassa - quanta, poi? - sulla pelle di una comunità che vive anche grazie al fondamentale contributo delle organizzazioni di volontariato che, con questa scelta, vengono messe per strada.
Dove mai la Caritas, ad esempio, potrà svolgere le sue attività? Qualcuno ha in mente se ci sono altri locali? A chi può fare gola quell'edificio? Cosa c'è dietro questa urgenza di riavere i locali? Forse seguirà una richiesta di variante al Piano Regolatore per adibire quell'area ad usi non propriamente sociali?
Questa decisione, non condivisa con nessuno come molte altre, del resto non deve stupirci. Appena qualche giorno fa il comune di Chieti ha sollevato il problema della delibera con la quale, all'insaputa dell'amministrazione, si mette in vendita il vecchio ospedale. Anche in quel caso è stato sollevato il problema - questa volta dall'amministrazione ignara - della inadeguatezza di una direzione generale che non vive e non conosce i problemi della città.
A Chieti il comune è insorto. A Guardiagrele il comune tace.
