La cucina povera

Cibo: rubrica di gastronomia a cura di Gino Primavera

| di Gino Primavera testo e ricette dal libro “Mangio la foglia”
| Categoria: Attualità
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Il mangiare "povero" è caratterizzato dalla semplicità degli ingredienti, pochi ed essenziali, dal riciclaggio di materie prime già usate o di residui della dispensa, e dall’uso di tecniche e espedienti atti a far diventare il piatto più voluminoso, più saporito e comunque più importante. Oggi la cucina povera è sinonimo di salute poiché l’alimentazione moderna, basata sull’eccesso di alcuni principi nutritivi come i grassi e le proteine di origine animale, rappresenta un fattore di rischio per molte malattie da civilizzazione, come quelle cardiovascolari e neoplastiche; al contrario una alimentazione più povera presenta minori rischi rispetto a queste patologie.

Una volta, però, non era così; il mangiare "povero" non era una libera scelta ma traeva origine da condizioni di indigenza ed era causa di malattie da carenze nutrizionali. Oggi gli ingredienti dei piatti si sono moltiplicati a dismisura (si pensi solo a tutta la serie di additivi chimici presenti negli alimenti) e i cibi si sono ridotti di volume aumentando, però, il loro valore nutrizionale e calorico: una merendina o uno snack contengono l’equivalente nutrizionale e calorico di un piatto di pasta e fagioli, con una composizione in nutrienti squilibrata rispetto alla minestra.

C’è di buono, d’altro canto, che la modernità alimentare ci permette oggi di poter scegliere il nostro modello alimentare con buoni risultati, a patto di possedere una coscienza nutrizionale e una conoscenza degli aspetti merceologici dei cibi che ci diano capacità critiche all’interno della visione consumistica, spesso ingannatrice, del mercato alimentare. E allora, la cucina povera, opportunamente adeguata ai nostri tempi, può rappresentare un valido modello alimentare che ci da una buona qualità della vita, permettendoci di avere una alimentazione  sana e completa di tutti i principi nutritivi di cui abbiamo bisogno.

Spaghetti col pesce fuggito

Procedimento:

procurarsi tre piccoli ciottoli di mare, avendo cura di sceglierli dove l’acqua non è inquinata. Preparare una salsa di pomodoro e, a metà cottura, aggiungere i ciottoli e farli bollire per qualche minuto. Cuocere gli spaghetti al dente, scolare e condire con la salsa, cospargendo di prezzemolo tritato finemente. Sentirete il profumo di mare, ma il pesce? Dov’è? È fuggito!

I richiamati

Procedimento:

utilizzare tutte le paste avanzate in dispensa e, spezzettando grossolanamente quelle lunghe, cuocerle condendole con "sugo finto" (di solo pomodoro) o con cipolla fritta o lardo fritto. Servire brodosette.

Famosissime sono le "virtù teramane" che prevedono l’uso di tutto ciò che resta nella dispensa dopo l’inverno: pasta, cerali, legumi, verdure e altri ingredienti.

Gino Primavera testo e ricette dal libro “Mangio la foglia”

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