Partecipa a GuardiagreleWeb.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Viteliù: le radici d'Italia nella nostra terra

Il Dr. Mastronardi svela in un'intervista i “segreti” della nostra storia

Condividi su:

Una vicenda rimasta ai margini della storiografia ufficiale. Libertà e indipendenza i sogni coltivati. La passione per l'alto Sannio, la guerra sociale e quella civile i temi.

Un vecchio capo sannita, suo nipote e la lotta per la memoria i protagonisti.

“Com'è nata l'idea del romanzo e come ha inserito le sue origini molisane?”

“La verità è che questa storia mi ha cercato. Doveva essere scritta da qualcuno. Pur avendo deciso di rimanere a Firenze, sentivo forte il richiamo della mia terra e, ancor di più, del sangue versato a fiumi dalle genti sannite, che lascia tracce fino a oggi ed è in cerca di giustizia.

È così che, per caso, mentre ero in auto, una scena si materializzò davanti ai miei occhi.

I Sanniti, un popolo forte, il popolo che contribuì alla grandezza di Roma. Far riscoprire la loro storia, è questo uno dei miei scopi principali.”

L'attaccamento forte, imprescindibile, alla terra.

Il paesaggio è uno degli elementi-chiave del romanzo. I luoghi che caratterizzano il percorso dei protagonisti sono gli stessi attraversati dall'autore, che ha fatto del “viaggio” la sua vita e il suo mestiere.

“Cosa ci può dire a proposito di questi luoghi?”

“I luoghi sono “custodi” della memoria. La storia passa attraverso essi. Il viaggio dei protagonisti viene compiuto passando per il Lazio, la Marsica, sotto la Majella e finalmente giungendo nella Valle del Sannio, protagonista finale del romanzo. È vero, questi sono gli stessi posti che ho attraversato con il mio cavallo, essendo la mia professione quella di Giornalista di Turismo Equestre. Anche il cavallo ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura del romanzo, in quanto permette di solcare quelle terre “tornando alle origini”, proprio come facevano gli antichi Sanniti. Si vede un altro mondo, si scopre la dimensione antica di esso e lo si fai in due. Io e il mio cavallo.”

“L'intreccio permette di capire come vengano riportati alla luce i valori di un popolo: i Sanniti. Cosa può raccontarci di loro? Come vivevano?”

“I Sanniti, insieme ai Marsi, sono considerati i più forti tra i popoli mai esistiti sul suolo italico. Essi, nemici giurati dei Romani, “non fuggivano mai la guerra”, anche quando non c'era più possibilità di scampo. Non smettevano di combattere per la libertà, l'avevano nel sangue.”

“Il protagonista, Marzio, in compagnia del suo fedelissimo cavallo nero, accompagna il nonno in questo viaggio e riscopre le sue origine. Come influisce questa “scoperta” su di lui e sulla sua evoluzione nel corso del racconto?”

“Lui è un ragazzo come voi, di 17 anni. Alla notizia di non essere “di sangue romano” reagisce malissimo. Sentire che i Romani, i suoi eroi, siano stati gli assassini del suo popolo d'origine, dei suoi avi, gli appare assurdo, non può accettarlo. Si immerge nel Tevere, volendo lavar via questa nuova identità, che non sembra appartenergli. Ma poi decide di partire con il nonno, per sei mesi, per accompagnarlo a morire nel Sannio. È un viaggio di formazione, che porterà a una scelta radicale. Non vi svelo altro. Le pagine del romanzo lo faranno in mia vece.”

“Come può una guerra di cittadinanza divenire d'indipendenza? Ci spiega il simbolo emblematico di questo “sogno di libertà”, la moneta raffigurante una donna con una corona d'alloro che le cinge il capo da una parte e otto guerrieri nel gesto solenne del giuramento dei popoli italici dall'altra?”

“Siamo nel cuore della storia. Roma nasce e si sviluppa. Viene affrontata dai Sanniti. Decide di stipulare un patto, che viene infranto: 100 lunghi anni di guerra sono alle porte. Roma vince ma non domina: si “costruisce” alleati forzati, i “socii”. I Romani combattono poco e comandano molto. Per respingere le popolazioni barbare dei Cimbri e dei Teutoni, si servono di Caio Mario, che assolda i più forti tra i soldati: quelli italici. I più valorosi tra tutti. Scoppia la guerra sociale, tra alleati. Si vuole ottenere la cittadinanza romana.

La moneta si fa simbolo dell'indipendenza ottenuta, del desiderio di libertà, sancisce la nascita di un'entità politica che si chiama Viteliù, nome osco dell'Italia. La donna è la personificazione dell'Italia stessa; i guerrieri rappresentano gli otto popoli che giurano in nome dell'Italia.”

Arriviamo all'Italia di oggi. La voglia di cercare una risposta alla storia del presente.

“Come vede il recupero dell'Italia? Come possiamo noi italiani del XXI secolo trarre insegnamento dai grandi del I secolo a.C.?”

“Non sono pronto a rispondere. So solo che dobbiamo imparare tanto dal passato. La storia è maestra di vita. Si può leggere “tra le sue righe” per scorgere episodi simili a quelli di oggi.”

Bisogna imparare tanto dalla storia. Questo romanzo ne racchiude l'essenza.

Riscoprire le nostre origini, è questo il segreto.

È bene chiudere con un'espressione, presente nel romanzo, particolarmente significativa, che tutti dovrebbero imprimere nella mente e custodire gelosamente.

“Chi ha fede nelle proprie idee vincerà sempre, anche senza guerra, senza distruzioni e morte.”

 

Condividi su:

Seguici su Facebook