Marco Forti ci spiega le infinite potenzialità della pianta Vetiver

| di Ilaria Mariani
| Categoria: Attualità
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In un articolo online di TuttoGreen vi è un’intervista a Marco Forti, fondatore di Vetiver Sardegna il quale ci spiega le proprietà di questa specie vegetale nell’ottica di una soluzione “verde” a problemi come contenimento dei terreni franosi, disinquinamento e gestione di appezzamenti avvelenati e perfino produzione dell’energia dalle biomasse. Marco da dodici anni è impegnato nella ricerca sulle biomasse. Abita in Sardegna e coltiva, osserva ed attua ricerche sulla pianta Vetiver. (Chrisopogon Zizanioides). La pianta è presente in quasi tutti i continenti, ma la varietà sterile che Marco Forti coltiva (var. Monto) è stata individuata e moltiplicata una ventina di anni fa nel Nord dell'India. (http://www.tuttogreen.it/tuttogreen-incontra-marco-forti-di-vetiver-sardegna/)


L’intenzione di Marco è quella di eliminare l’erosione massimizzando le risorse idriche disponibili senza portare alcun impatto al territorio in una maniera la più possibile rispettosa dell’ambiente. Quindi con Vetiver Italia Marco si orienta verso l’uso di specie vegetali che fossero sterili per non avere problemi di infestazioni, resistenti al fuoco per evitare di dover ripetere l’investimento più volte, che producessero foraggio per abbattere i costi di alimentazione del bestiame, e al contempo avessero basso fabbisogno idrico e poca manutenzione. Marco gestisce tutto il ciclo produttivo e applicativo della pianta vetiver. (http://www.vetiveritalia.it/)


Il network mondiale che propone l’utilizzo di queste piante per il territorio (The Vetiver Network International) indica il vetiver come rimedio per il dissesto idro-geologico, l’inquinamento di acque e suoli, la carenza di acque di falda per irrigazione e consumo umano, la insostenibilità delle produzioni agricole e la carenza energetica.
Come ci spiega sul sito Portal Sole (http://www.portalsole.it/sezione.php?d=126) questa pianta possiede un apparato radicale di dimensioni titaniche con singole radici sottilissime ed ha superato ogni test che le ha imposto in questi anni. Il Vetiver è sterile, quindi può essere introdotto in qualunque ambito senza rischi; è resiste al fuoco, anzi sembra trarre vantaggio da esso; non richiede irrigazione, quindi è adatta alle zone siccitose; sopporta sommersioni pari o superiore ad un mese; è un buon foraggio ed infine tollera un campo di pH quasi totale (da 3 a 11, idrocarburi, metalli pesanti, inquinamento da chimica agricola).


Il Vetiver trasforma una discarica in un giardino, dopo i primi mesi scompaiono i cattivi odori, resiste a temperature da -7 a +47 gradi, favorisce la moltiplicazione della flora batterica per la decomposizione delle sostanze organiche, bonifica da pesticidi, diossina, metalli pesanti.
La capacità delle piante di vetiver di estrarre inquinanti è stata estensivamente messa alla prova negli ultimi trenta anni in tutto il mondo, le applicazioni più comuni sono ai reflui domestici, reflui industriali, scarti minerari, percolato da discariche.


Il Vetiver posto in zattere galleggianti all'interno di zone umide, bonifica aria, terra, acqua, ricrea l'habitat che consente la conservazione e lo sviluppo delle specie autoctone. La tecnologia dei Vetiver può infatti consentire di creare una staffetta ecologica con la flora autoctona locale di tipo erbaceo, arbustivo ed arboreo.
Insomma questa pianta, non essendo assolutamente invasiva per le piante autoctone, non può che apportare grandissimi contributi alla nostra terra a costi minimi e rispettando il più possibile l’ambiente.

Ilaria Mariani

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