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“Anch’io voglio chiamarmi Giovanni”, 19 anni dopo Capaci

“L’attintatuni” al Salone Comunale

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23 maggio 1992, autostrada A29, svincolo di Capaci. Una Fiat Croma blindata guidata da Giovanni Falcone ed una galleria, scavata sotto l’autostrada, riempita di 500 Kg di tritolo. Un telecomando azionato da Giovanni Brusca e la vita di “un fantasma che cammina” esplode. Nella strage persero la vita anche sua moglie Francesca Mobillo e tre agenti della scorta. I ragazzi delle classi quarte della scuola primaria di Rione Cappuccini, in questo 23 maggio, alle ore 18.00, nel Salone Comunale, ricordano la figura di un uomo straordinario perché «[g]li uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini». Magistrato a Palermo nel ’78 ottenne di lavorare nell’Ufficio istruzione, presso la guida di Rocco Chinnici ed al suo fianco il giudice Paolo Borsellino. Il suo coraggio parte dalle indagini contro Rosario Spatola che coinvolgevano anche criminali negli Stati Uniti e Falcone comprese che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie. Ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici ed avere un quadro complessivo del fenomeno. Notò che gli stupefacenti venivano venduti negli Stati Uniti così chiese a tutti i direttori delle banche di Palermo e provincia di mandargli le distinte di cambio valuta estera dal 1975 in poi. Grazie ad un attento controllo di tutte le carte e seguendo il percorso del denaro riuscì ad iniziare a vedere il quadro di una gigantesca organizzazione criminale: i confini di Cosa Nostra. Iniziarono così gli anni di vittorie dello Stato sulla mafia, gli anni del Pool e delle grandi catture. Anni delle vittime di questa grande guerra: Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto. Ultimi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. «La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione», la condanna di Falcone all’istituzione criminale. Quanto sia difficile combattere la mafia, quanto sia importante non avere paura: «[c]hi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».
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