TROVATO UN NUOVO FRAMMENTO DELLA CROCE

NICOLA DA GUARDIAGRELE

| di Pietro F. D’Amico
| Categoria: Arte
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Ignorata dagli esperti, giaceva nel caveau della CariChieti dal 1894. L’incredibile vicenda di un frammento della croce di Santa Maria Maggiore.

Dal 1894, nel caveau della filiale guardiese della CariChieti, sono depositati alcuni oggetti liturgici ed alcuni reperti di arte sacra, appartenenti al Comune di Guardiagrele. Si tratta di tre calici e di una pisside settecenteschi, provenienti dalla chiesa di San Francesco, del frammento di una croce in metallo sbalzato (forse rame), originariamente custodita nella chiesa di San Silvestro, e di una piccola testina in argento dorato, raffigurante il volto di Cristo, di incerta provenienza. Poco più di un anno fa, ho avuto modo di visionare questi reperti su invito del Sindaco di Guardiagrele, il quale mi ha chiesto di seguirlo presso l’istituto bancario, dove si stava recando per prelevare uno degli antichi calici, che sarebbe stato adoperato durante la solenne celebrazione per il millenario della morte di San Nicola Greco. Giunto all’interno della banca, alla vista della piccola testina sono trasalito, per la chiara affinità del manufatto con il linguaggio artistico di Nicola da Guardiagrele: il viso un po’ allungato, la fronte scoperta, i capelli mossi, l’inconfondibile disegno del profilo, la barba folta, tracce di dorature, tutto – insomma – suggeriva l’attribuzione della testina al grande argentiere guardiese. In preda all’emozione, ho esternato le mie impressioni al primo cittadino, il quale mi ha invitato a intraprendere delle attende ricerche, per far luce sull’oscura provenienza del reperto. D’altronde, nonostante il mio “facile” entusiasmo, ero perfettamente consapevole di dover trovare delle prove inoppugnabili, altrimenti nessuno avrebbe dato credito ad un autodidatta! Per prima cosa, ho raccolto informazioni presso la dott.ssa Angela Palmerio, responsabile del Settore Cultura del Comune. Ma le notizie apprese sono state un’autentica doccia fredda: diversi studiosi, negli anni scorsi, hanno visionato la testina, senza giungere ad alcuna attribuzione. Anche gli storici dell’arte che l’hanno analizzata hanno, unanimemente, escluso che si trattasse di un’opera autografa di Nicola da Guardiagrele. La dottoressa Palmerio, con la dedizione che la contraddistingue, mi ha anche messo a disposizione alcuni documenti antichi, relativi agli oggetti liturgici custoditi presso la CariChieti. Ma i dubbi e le incertezze sono aumentati. Infatti, nel verbale di deposito dei calici settecenteschi, datato 29 maggio 1894, non si fa alcuna menzione della testina in questione. Addirittura, anche la CariChieti ignora quando questo frammento sia entrato nel proprio caveau! Sconfortato dalla difficoltà incontrate, stavo per abbandonare la ricerca quando un amico mi ha fornito un indizio importante. Luigi Morelli, responsabile della Segreteria dell’Ente Mostra dell’Artigianato, mi ha mostrato una foto ottocentesca della croce di Santa Maria Maggiore. Con mia grande sorpresa, mi sono reso conto che, a fine Ottocento, la croce era diversa da come si presentava nel 1979, quando venne trafugata dai ladri. In particolare, la formella istoriata con l’immagine della Resurrezione di Cristo – posta in alto, sul dritto della croce – era ancora integra in ogni sua parte. È stato sufficiente un rapido confronto fotografico tra la foto ottocentesca ed un’immagine più recente (ma precedente al furto) per rendermi conto che la testa del Salvatore, raffigurato nell’attimo di uscire trionfante dal sepolcro, era ancora in sede sul finire dell’Ottocento, ma non c’era più nelle foto scattate a partire dagli anni ’30 dello scorso secolo. A questo punto ho iniziato, seriamente, a sospettare che la testina d’argento, custodita presso il caveau della CariChieti, potesse essere effettivamente attribuita a Nicola da Guardiagrele e che potesse, addirittura, provenire dalla croce di Santa Maria Maggiore. Questa intuizione ha trovato un’immediata conferma in un eccezionale documento, reperito presso l’Archivio Storico del Comune di Guardiagrele, al quale – inizialmente – non avevo dato la giusta importanza. Esso contiene una descrizione minuziosa di tutte le parti che, nel 1885, mancavano o si erano staccate dalla croce di Guardiagrele. Analizzando il lato anteriore del manufatto, don Arcangelo Cristini – autore del documento in questione – afferma: «manca il capo del Salvatore, ossia di Gesù risuscitato […]. Il capo, però, si conserva nella scatola con altre per buona parte rinvenute». L’ipotesi che si trattasse di un frammento della croce è diventato, così, sempre più fondata. È evidente che la testina conservata presso il caveau della CariChieti potrebbe essere proprio quel “capo del Salvatore” che, staccatosi sul finire dell’Ottocento, venne prontamente recuperato dal solerte sacerdote. Mancava, però, una prova definitiva per poter chiudere il cerchio. Mi sono quindi rivolto al Sindaco, chiedendogli di poter realizzare fotografie più dettagliate. Volevo accertare se le lesioni presenti sulle due lamine d’argento, quella della testina e quella della formella della Resurrezione, fossero compatibili tra loro. Grazie al supporto offerto dal primo cittadino e alla disponibilità del prof. Gabriele Vitacolonna, sono riuscito a verificare che la frattura presente sulla formella della Resurrezione (esposta presso il Museo del Duomo) ha una sagoma che coincide perfettamente con la parte sottostante della testina d’argento e, in particolare, con il punto in cui il collo di Cristo “affonda” nella lamina sbalzata.

Da parte mia, ritengo che non ci siano più dubbi in merito, anche se la vicenda ha del paradossale, dal momento che mai nessuno si è accorto dell’importanza di questo reperto, che è sempre rimasto in “casa”, nel cuore di Guardiagrele. Mi sento di affermare, senza incertezze, che la testina d’argento, che da secoli giace in deposito presso il caveau della banca, sia proprio un piccolo frammento della superba croce, che Nicola realizzò per la primaziale della sua città. Attendo fiducioso che i competenti uffici della Soprintendenza, avvertiti dal dott. Salvi, confermino la mia ipotesi, certo che – dopo tanti anni – sia giunto finalmente il momento che la bella fusione d’argento torni al suo posto, dove il Magister Nicola l’aveva collocata.

Pietro F. D’Amico

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