LETTERA APERTA DI UNO STUDENTE GUARDIESE CHE HA VISSUTO IL TERREMOTO DEL 6 APRILE

Pensieri spontanei per una città ancora ferita

| di Serena Taraborrelli
| Categoria: Storia
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Come tutte le normali domeniche ero a cena con i miei amici, quando arrivò la prima scossa, erano circa le 21:00, non durò tanto ma fu molto intensa come fosse un segno premunitore di quello che stava per accadere. In pochi secondi tutti si riversarono per strada, tutti con lo stesso presentimento e abbastanza preoccupati:non era la solita scossa!! Dopo essere rimasti due ore fuori casa decidemmo di rientrare per controllare su internet che cosa stava succedendo.Non appena chiusa la porta e acceso il pc arriva un altra scossa, sono le 23:30 circa,una scossa più forte e più lunga di prima e così via di corsa per la seconda volta verso l'uscita. Dopo il secondo shock dovute alla fuga andammo in centro,a Piazza Duomo,bisognosi di cercare un luogo dove incontrare gli amici dove scambiarsi i vari umori e le diverse sensazioni. La piazza principale della città come,nelle strade sono piene di persone,nemmeno fosse mezzogiorno,tutti che passeggiavano,mangiavano,scherzavano e ridevano comunque tutti mobilitati fuori dalle loro abitazioni. C'era chi diceva che stava per arrivare la "botta forte", chi sosteneva che scosse di bassa magnitutdo servivano a scaricare la forze del terremoto e chi ti prendeva letteralmente "per il culo" perchè avevi paura,insomma ognuno aveva pensieri diversi,negativi e positivi,qualcuno ci giocava su anche se ugualmente timorosi. Tutte queste "chiacchiere fino alle 3:00 e oramai rassicurati dagli amici,dal tempo passato,dalla stanchezza e per gli impegni del giorno seguente tornammo a casa con tanta ingenuità del fatto che stava per accadere; qualcuno andò a dormire,chi si appisolò sul divano e chi ancora sveglio preoccupato, fumava l'ultima sigaretta. Nel momento di spegnere la sigaretta ecco i vetri che iniziano a vibrare e un boato che svegliò tutti,senza accorgersene la casa cominciò a tremare, tutto intorno a noi si muoveva "zompava" da un lato all'altro trovammo riparo sotto la trave, abbracciati al pilastro aspettando la fine che non arrivava più. E' stato più difficile scappare fuori!! Tra i mobili che camminavano,il pavimento che ballava, porte bloccate, crepe che si aprivano sui muri, urla di persone che risuonavano nel palazzo. Aperta la porta ci precipitammo per le scale, piene di macerie e distaccate dalle pareti avvolta in una nube bianca. Ormai fuori al sicuro e per fortuna solo con qualche graffio ci rendemmo conto di quello che era successo un DISASRTO ASSURDO!! Nel panico generale cominciammo a chiamare tutti amici, parenti e fidanzate per rassicurarci della loro condizione mentre nel frattempo cercavamo un posto ancora più sicuro nel parcheggio dell'ospedale. Lì trovammo tanta altra gente che correva al pronto soccorso,che era bloccato dalle macerie cadute dell'ospedale. Passammo una notte bruttisima fra una scossa e l'altra di assestamento si vedeva la citta invasa dalle luci dei mezzi di soccorso e da una polvere che si alzava in cielo, con la luce del giorno, girando per la città, nel ritrovare i nostri amici ci rendemmo conto di quello che era veramente successo L'Aquila era abbattuta! Oggi, dopo due anni dal giorno del terremoto, L'Aquila è ancora ferita! Senza un centro dove rincontrarsi perso nella notte del terremoto.Ancora oggi tanti palazzi sono danneggia coperti di macerie e in totale assenza di messa in sicurezza... Che dire? In questi due anni si è fatto tanto ma ancora tanto si dovrà fare...

Serena Taraborrelli

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