Trivellazioni croate nell’Adriatico. Il sito Avaaz porta avanti una petizione contro il governo di Zagabria

L’economia delle risorse energetiche contro quella del turismo. È forte lo scontro di opinioni e la Regione Abruzzo si era già schierata contro le trivelle

| di Adriana Fantini
| Categoria: Territorio
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Il sito Avaaz, la comunità on-line che aiuta i cittadini di tutto il mondo a portare avanti campagne su questioni urgenti e di carattere internazionale, ha lanciato da qualche giorno una raccolta firme per fermare le trivellazioni croate. La petizione si rivolge direttamente al Primo Ministro, al Ministro del turismo e al Ministro dell’economia della Croazia, con la richiesta di “fermare il progetto di ricerca di idrocarburi e trivellazioni nell'Adriatico, e salvaguardare questo spazio naturale tra Italia e Croazia con un enorme potenziale naturalistico e turistico”.

Avaaz conta di arrivare a 100.000 firme per far giungere la protesta italiana fino ai giornali e alle televisioni croate e per far capire al Governo che andare avanti con le trivellazioni significherebbe mettere a rischio l'economia del Paese. Le motivazioni con cui la comunità on-line sta cercando di convincere la Croazia sono, infatti, proprio di carattere economico; questo Stato vive di turismo (di cui 1 milione di turisti ogni anno sono di nazionalità italiana), e iniziare le trivellazioni significherebbe rischiare di causare un disastro ambientale tale da intaccare questo settore economico.

La questione economica è però molto spinosa; se è vero che in questo modo la Croazia potrebbe rischiare di rinunciare agli introiti derivanti dal turismo, è anche vero che abbandonando il progetto delle trivellazioni rinuncerebbe a proventi economici forse ben più alti. Potrebbe essere quindi davvero difficile convincere i politici croati. Non mancano, però, anche le tante opposizioni croate al progetto. A guidarle c’è in particolare l’alleanza Clean Adriatic (sostenuta da Clean Adriatic Sea Alliance (Casa), Ocean Care, Morigenos, Oceana e Skjpprtipps).

Intanto lo scontro di opinioni nel panorama politico italiano sono state molte. L’ex premier Prodi, molto favorevole alle trivellazioni nell’Adriatico, nei mesi scorsi ha affermato: «Trivelliamo, c'è un mare di petrolio sotto l'Italia», spiegando che «se quei giacimenti non verranno sfruttati dall’Italia, saranno presi lo stesso dalla Croazia». Anche Federica Guidi, ministro dello Sviluppo Economico, è intervenuta a favore delle trivellazioni affermando: «Abbiamo importanti giacimenti di petrolio in diverse zone del Paese, molto spesso localizzate nelle regioni più svantaggiate del Mezzogiorno, che purtroppo sono fortemente sottoutilizzate. Non capisco perché dovremmo precluderci la possibilità di utilizzare queste risorse, pur mettendo la tutela dell'ambiente e della salute al primo posto». Contro le trivellazioni si era espressa invece Barbara Degani, sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, ribadendo la posizione espressa dal Ministro Galletti nell’incontro con l’ambasciatore della Croazia sulle trivellazioni in Adriatico: «le risorse naturali e il turismo sono il nostro vero petrolio. Abbiamo una legge tra le più rigide d’Europa che va applicata, perché l’Adriatico deve essere salvaguardato come ecosistema marino e come grande risorsa per l’economia turistica».

Come si inserisce la regione Abruzzo all’interno di questo discorso di sfruttamento dei giacimenti petroliferi? La nostra regione è sicuramente una delle più toccate dall’argomento, vivendo anch’essa di attività economiche legate all’Adriatico. Nei mesi scorsi, il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, intervenendo a Bruxelles alla riunione dell’EU Strategy for the Adriatic and Ionian Region (Eusair) affermava che «la tutela del mare è prioritaria, quindi bisogna fare fronte comune contro la minaccia delle trivelle in Mare Adriatico. Concordiamo una strategia unitaria, consapevole, adulta, matura, regione per regione, territorio per territorio. Non possiamo rendere il nostro mare bersaglio di attacchi che rovinano e determinano la caduta verticale della potenzialità turistica. Quella della strategia Eusair è la sede grazie alla quale allineare procedure, norme, strategie, per difendere questa enorme potenzialità turistica che deriva dal nostro mare».  E a chi gli diceva che l’Italia avrebbe dovuto trivellare l’Adriatico perché tanto lo farà comunque la Croazia (o meglio le multinazionali autorizzate dalla Croazia) D’Alfonso aveva risposto: «Ho già preso contatti con la contea di Dubrovnik, ma anche con la contea spalatino dalmata e poi con la Croazia, per determinare una posizione congiunta insieme col Molise, le Marche, la Puglia».

Fonti:

www.avaaz.org , www.greenreport.itwww.vlada.gov.hr , www.minambiente.it

Adriana Fantini

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