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In attesa di una risposta da parte della Sovrintendenza alle Belle Arti la questione della testina in argento ha del paradossale

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Sarà la Sovrintendenza alle Belli Arti a stabilire se la testina in argento dorato raffigurante il volto di Cristo, custodita dal 1894 nel caveau della filiale guardiese della Carichieti insieme ad altri oggetti liturgici di proprietà del comune di Guardiagrele, sia o meno un’opera autografa di Nicola da Guardiagrele.

Come dichiarato da Pietro D’Amico, giovane studioso di storia locale incaricato lo scorso anno dal primo cittadino Sandro Salvi di condurre studi più approfonditi circa la provenienza del reperto, la testina presenterebbe diversi tratti caratteristici del linguaggio artistico di Nicola da Guardiagrele: “il viso un po’ allungato, la fronte scoperta, i capelli mossi, l’inconfondibile disegno del profilo, la barba folta, tracce di dorature”.

Un anno di studi tra fotografie e documenti antichi, che potrebbe avere un esito inaspettato e sorprendente: la testina potrebbe, infatti, essere un frammento della croce che Nicola da Guardiagrele aveva realizzato per la Collegiata guardiese, poi staccatasi alla fine dell’Ottocento dalla formella della Resurrezione, che ornava il dritto della croce processionale.

Se la Sovrintendenza darà risposta positiva a riguardo, la bella fusione d’argento tornerà nel posto dove Nicola da Guardiagrele l’aveva pensata e collocata, offrendo così nuovo materiale per i tanti visitatori dei nostri musei.

Certo è che la questione fa anche un po’ sorridere perché ha in sé del paradossale: un importante reperto era custodito proprio nel cuore di Guardiagrele e nessuno,  neanche chi ha dato tanta importanza alla cultura nelle precedenti amministrazioni, si è mai preoccupato di capire di cosa si trattasse.  

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