VIA GHETTO RICORDA I SUOI INTERNATI: Il “Giorno della memoria”.

Il Sindaco porrà una corona d'alloro in memoria dei caduti

| di Serena Taraborrelli
| Categoria: Attualità
STAMPA
Il Ghetto: Termine derivante da una contrada veneziana, ‘Gheto’, riservata agli ebrei a partire dal 1516. Successivamente il termine si diffuse in tutta Europa per indicare la parte della città dove essi dovevano obbligatoriamente risiedere. Circondati da alte mura, comunicavano con il resto della città attraverso porte che di notte venivano chiuse. Le condizioni di vita erano estremamente precarie a causa della congestione delle abitazioni, della mancanza di lavoro, dei duri lavori svolti e della paura continua di poter essere espulsi. All’interno godevano di libertà politica, economica e religiosa. Via Ghetto: Gli internati a Guardiagrele risiedevano in via Ghetto, nel punto in cui si riunivano a pregare il Comune ha posto una lapide commemorativa del “Giorno della memoria”. Il 27 gennaio, alle ore 12, il sindaco Salvi porrà una corona d’alloro su tale lapide. Gli internati ogni mattina dovevano recarsi nella caserma dei carabinieri, in piazza San Francesco, per dimostrare di essere presenti. Accolti ed aiutati dalla popolazione, che offrì loro nascondigli, cibo e, soprattutto, amicizia. Insegnarono loro il dialetto in cambio di un po’ di tedesco, diedero loro soprannomi. Era loro proibito svolgere una vita normale, andare a scuola, andare al cinema. Il ricordo di qualche internato: DORRIT BLUMENKRANZ, Bimba ebrea, nata in Germania nel 1937, scappata in Italia in seguito alle leggi razziali, insieme alla sua famiglia. Nel 1940, allo scoppio della Guerra, furono internati a Guardiagrele. Fu assegnata loro un’abitazione in via Murene, dove vissero per tre anni, fino all’arrivo dei tedeschi. Riuscirono ad oltrepassare il fronte a Casoli entrando dalla porta del cimitero e portandosi lungo il fiume Laio. Tornò a Guardiagrele negli anni ’80 per riabbracciare la famiglia che li aveva ospitati, unica in vita la signora Giuseppina Forlano, la bambina con cui giocava all’età di 6 anni. WEINTRAUB JZHAK, suo padre non gli aveva detto di essere ebreo, lo scoprì solo dopo aver oltrepassato il fronte. Andava a scuola dalle suore, pregava insieme agli altri bambini. Tornò a Guardiagrele negli anni ’90, ricordava ogni luogo della sua infanzia pur avendo, all’epoca, soli 8 anni. Ha scritto un libro dal titolo: «Grazie». BIBI, figlio del pastore ebreo, abitava in via Ghetto. Parlava il nostro dialetto. PEDESIC SIMONE, non era ebreo ma, slavo. Quando l’Italia occupò la Iugoslavia, lui era antifascista e fu spedito a Guardiagrele. Abitava in via Roma, a casa di Rocco di Pretoro, calzolaio con tanti allievi in laboratorio. Pedesic faceva anche lui il calzolaio. Un giorno conobbe Costantino Bianco, marinaio a Taranto. Doveva imbarcarsi su una nave da guerra. Pedesic era di Sebenico e si commosse: nonostante fosse proibito e pericoloso, Costantino riuscì a recapitare una lettera alla su famiglia. Restò tra i due una grande amicizia, anche dopo la Guerra. il figlio di Pedecis venne a Guardiagrele. BIELSHOWSKY WERNER, Nel 1941 aveva 13 anni. Viveva a Guardiagrele con i suoi genitori e sua sorella. Rimasto solo, poichè parlava bene il tedesco, faceva da interprete con i tedeschi che non sapevano fosse ebreo. Qualcuno fece la spia e Werner fu fucilato lungo la via ferroviaria mentre cercava di scappare. (Notizie sugli internati tratte da: F. DI PRETORO, Javèm spicciate! Ricordi 1943-1945, Guardiagrele, Di Prinzio, 2008). Dal Ghetto alla “Soluzione finale”: Prevedeva la pura e semplice eliminazione fisica, e morale, degli ebrei. Deportati in campi di sterminio, ridotti a creature dall’aspetto non più umano. Un passato che non vuole passare, che vuole ricordare che solo ad Auschwitz, in cinque anni, furono uccise un milione e mezzo di persone tra bambini, donne ed uomini. Il 27 gennaio 1945 le avanguardie del sessantaduesimo corpo delle armate russe entrarono in Auschwitz, salvando alcune centinaia di creature che di umano non avevano più nulla ed incaricandosi di seppellire una montagna di cadaveri. Il giorno della sua liberazione, festeggiato in tutto il mondo, è stato scelto come “Giorno della memoria”. Alla fine della guerra, i morti per fucilazione, per fame, per malattie, per le conseguenze di folli esperimenti scientifici e per asfissia nelle camere a gas furono stimati in circa 11 milioni, di cui oltre 6 milioni di ebrei. Ricordate che questo è stato.

Serena Taraborrelli

Contatti

redazione@guardiagreleweb.net
mob. 329.8582692
Accedi Invia articolo Registrati
Cittanet
Questo sito utilizza cookies sia tecnici che e di terze parti. Continuando la navigazione acconsenti al loro utilizzo - Informativa completa - OK