"Per Francesco, che illumina la notte": la recensione di Lucio Traborrelli

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Per Francesco, che illumina la notte è un romanzo storico ambientato tra Umbria, Toscana, Lazio e Abruzzo nella prima metà del Duecento, edito dalla casa editrice tedesca Oakmond Publishing; ne è autrice Elsa Flacco, insegnante/scrittrice abruzzese che vive e lavora a Guardiagrele e che, al suo attivo, ha già diverse opere di saggistica storica e letteraria e un testo teatrale edito nel 2016 (Un palmo e mezzo sotto la terra – Ed. Sigraf), ispirato a fatti realmente accaduti ai piedi della Maiella all’epoca del brigantaggio post-unitario.
La narrazione poggia le basi sul solido terreno delle vicende, storicamente documentate, che fecero da sfondo agli ultimi, dolorosi mesi di vita di Francesco d’Assisi, per poi dipanarsi negli anni successivi alla morte del Santo e alla sua elevazione all’onore degli altari, e spingersi fino ad oltre la metà del secolo. Ne sono attori principali alcuni tra i più noti protagonisti dell’esperienza francescana delle origini, i frati Elia, Leone, Masseo, Bernardo, Angelo, Rufino, ma anche Chiara e le sue consorelle, sulla fosca scena delle lotte tra guelfi e ghibellini, tra papato e impero, che videro scontrarsi, in una contesa senza esclusioni di colpi, lo Stupor mundi Federico II di Svevia e i pontefici Gregorio IX e Innocenzo IV. Su tutti, la figura di un mite francescano di origini abruzzesi, l’erudito fra Tommaso da Celano, uno dei compagni di Francesco (anche se non tra quelli della prima ora), che fu testimone oculare dei fatti e che, pertanto, deve ritenersi il primo e più attendibile biografo del Santo; a lui si devono ben tre Vite di Francesco, scritte in un arco di tempo che va dal 1228 al 1247. 
Il romanzo inizia col ritorno in Italia di Tommaso e del confratello Giacomo da Bevagna, al termine di una lunga e impegnativa missione in Germania, nei conventi dell’Ordine che ormai fiorivano ovunque; il celanese porta nel cuore il desiderio di rivedere la sua terra d’Abruzzo, da cui manca ormai da molti anni, ma soprattutto di sapere cosa ne è stato di Celano, dopo che sulla città si è abbattuta la furia dell’imperatore. È un ritorno amaro, quello del frate nella Marsica, tra le aspre montagne che coronano il vasto specchio d’acqua del Fucino, nei luoghi che lo hanno visto crescere; un ritorno che segna la definitiva rottura dell’esile filo che ancora lo legava alla sua terra e alla sua famiglia, e ad una vita che forse avrebbe potuto essere diversa, se la sua strada non avesse incrociato quella di Francesco, un uomo piccolo e fisicamente quasi insignificante, dotato però di un carisma e di una umanità eccezionali, che lo rendevano un gigante, un prescelto del Signore: un ritorno doloroso che, sulle rovine della distrutta Celano, significa la definitiva accettazione di quella scelta, se mai ci fossero state alternative. Tommaso torna dunque ad Assisi e qui, sempre vicino a Francesco ma sempre in disparte, defilato, per via di un carattere schivo e introverso che lo porta a non considerarsi alla pari dei confratelli che avevano condiviso l’esperienza minoritica fin dai primi momenti, qui assiste impotente agli ultimi mesi di agonia del padre spirituale, al lento spegnersi di quel fuoco che aveva illuminato le loro notti. Sono anche gli anni dei primi incontri con la nobildonna romana Jacopa de’ Settesoli, anch’essa ammaliata dagli insegnamenti di Francesco, causa di un profondo turbamento interiore che egli è costretto a contrastare, controvoglia ma con tutte le forze: al cospetto del fascino di Jacopa, Tommaso capisce che i dubbi che da sempre accompagnano la sua esistenza sono destinati a non trasformarsi mai in certezze. 
L’esistenza in vita di Francesco riesce ancora a tenere a freno gli inevitabili contrasti tra le diverse anime che convivono nell’Ordine, ma alla sua morte il conflitto si palesa in tutta la sua asprezza: mentre il gruppo dei fedelissimi compagni della prima ora, i nos, qui cum eo fuimus, deluso e sdegnato, si ritira in una sorta di reclusione volontaria, da una parte giganteggia la figura del ministro frate Elia, l’architetto e costruttore della basilica di Assisi, che non intende far snaturare il messaggio originario di Francesco, dall’altra si schierano quei confratelli - molti dei quali nativi dei paesi del Nord, che neppure avevano conosciuto il fondatore - i quali spingono per una maggiore clericalizzazione dell’Ordine e per un ulteriore “ammorbidimento” della Regola originaria, che già Francesco, per ottenere l’approvazione pontificia, era stato costretto a modificare. Inevitabile che il conflitto tra le due fazioni francescane finisca per stagliarsi sullo sfondo del titanico scontro tra impero e papato, con Elia schierato dalla parte di Federico II, e perciò scomunicato, ed i suoi avversari che riescono a garantirsi l’appoggio e il sostegno del papa. In mezzo Tommaso, che non prende posizione, che preferisce assistere agli eventi non comprendendo da quale parte stiano il bene e il male (forse da ambedue?), preda di quella incertezza che lo ha sempre accompagnato: in cuor suo parteggia per l’uno, solo contro tutti, ma non vuole inimicarsi gli altri, che vede diventare ogni giorno più influenti. Ed è così che si immerge nella scrittura, suo solo rifugio, sua vera consolazione, sua unica ragione di vita dopo la perdita di Jacopa, per mantenere vivo, nel desiderio della sua anima inquieta, il ricordo di Francesco e dei suoi insegnamenti. Fino al sorprendente ed inatteso finale.
Un romanzo che si legge tutto d’un fiato, scritto da un’autrice esordiente che però sa muoversi con disinvoltura tra le regole della scrittura romanzesca, che ha saputo dimostrare una conoscenza approfondita e documentata delle vicende storiche e dei personaggi narrati (basta scorrere le fonti e la bibliografia in coda al volume, per rendersi conto del lavoro di ricerca che ha preceduto la nascita del volume). Per Francesco, che illumina la notte è un libro dalla prosa elegante, scorrevole, seducente, intrisa di poetica intensità, che sa emozionare e commuovere e che rende indimenticabili i protagonisti - Tommaso, Elia, Jacopa, Francesco, Federico - e i luoghi legati all’esperienza francescana delle origini, Assisi, Cortona, Greccio, Fonte Colombo. Un libro da cui trapela un grande amore per la Storia, in cui l’autrice ha profuso tutta la sua passione per l’indagine e la ricerca documentaria, che non mancherà di far parlare di sé. 
 

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