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Giornata mondiale per l’autismo

L’autismo non è isolamento

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Si celebra oggi l’ottava Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo.

Definire cosa sia la patologia è difficile: si parla infatti più che di autismo, di Disturbi dello spettro autistico, come ricorda anche l’ultima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm V), includendo sotto questa dicitura patologie prima afferenti a categorie diverse: il disturbo autistico, la sindrome di Asperger, la Sindrome di Rett, il disturbo disintegrativo della fanciullezza e il disturbo pervasivo dello sviluppo non altrimenti specificato. Si tratta di disturbi dello sviluppo a livello neurologico (del cervello, diverso in chi soffre di autismo), estremamente variabili da persona a persona (il termine spettro si riferisce appunto a questa variabilità).

Complessivamente si parla di difficoltà, più o meno gravi, nelle interazioni sociali, nella comunicazione verbale e non, di un repertorio ristretto e ripetitivo di interessi, di attività e di comportamenti stereotipati.

I disturbi dello spettro autistico possono essere associati anche a problemi fisici (epilessia, problemi del sonno, all’apparato gastrointestinale) o a disabilità intellettuali, sebbene alcuni soggetti autistici abbiano spiccatissime abilità visive e artistiche.

Questi sintomi compaiono precocemente nello sviluppo del bambino: una diagnosi attendibile è infatti possibile intorno ai due anni, sebbene si stia cercando di identificare sempre più precocemente i segni di un Dsa analizzando il comportamento e lo sviluppo del bambini. Esistono però dei possibili campanelli d’allarme di un bambino con Dsa: non rispondere se chiamati dopo il primo anno d’età; fuggire il contatto visivo o fisico; tendenza all’isolamento; risposte non correlate alle domande; interessi ossessivi; ritardo nelle capacità linguistiche; ripetizione continua di frasi e parole; reazioni esagerate per piccoli cambiamenti; difficoltà a capire i sentimenti altri e ad esprimere i propri; mancanza di interessi condivisi; gioco ripetitivo; tendenza a seguire delle routine. Può capitare, però, che anche bambini senza Dsa possono avere alcune di queste manifestazioni, ma per chi ne soffre questi sintomi sono tali da complicare notevolmente il normale svolgimento della propria vita.

Non esiste un’etnia più colpita di altre, né una regione più colpita di altre per il disturbo dello spettro autistico che invece interessa dalle 4 alle 5 volte più maschi che femmine.

Negli ultimi anni si è assistito inoltre ad un notevole aumento della prevalenza della patologia, solo in parte imputabile ad una maggiore consapevolezza della malattia e al miglioramento delle pratiche di diagnosi. A contribuire all’impennata dei casi di autismo registrati negli ultimi anni, infatti, potrebbero essere stati anche alcuni fattori ambientali.

Per quanto riguarda le cause di tale patologia, va sottolineato e ripetuto che il falso mito che annovera il vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia come causa dell’autismo è una bufala. Quali siano le cause del Dsa non è infatti ancora chiaro, sebbene i ricercatori siano ormai concordi nel ritenere che ci sia presente tanto un coinvolgimento genico (in particolare la scoperta del meccanismo con cui le mutazioni in un gene correlato all’autismo, possa compromettere la comunicazione tra i neuroni) che ambientale, tra questi sembrano essere correlati al rischio di autismo l’età avanzata dei genitori al concepimento, elevati livelli di esposizione per la madre a pesticidi e inquinamento, parti molto prematuri e complicati (dove per esempio il bambino sperimenta mancanza di ossigeno al cervello).

Sappiamo inoltre che se un gemello omozigote soffre di Dsa in 9 casi su 10 capiterà lo stesso all’altro e in generale se un bambino ha diagnosi di Dsa suo fratello ha il 35% di rischio in più rispetto alla media di incorrere nella malattia. Inoltre, circa il 10% dei bambini che soffrono di autismo hanno anche altre condizioni genetiche, come la Sindrome di Down. In ultimo ci sono anche casi di autismo in cui non è possibile risalire a una storia familiare della malattia.

L’autismo è una condizione permanente, ma ciò non significa che gli interventi terapeutici, soprattutto se precoci, non possano apportare dei miglioramenti nella vita del paziente e nel suo sviluppo.  Per interventi si intendono tanto quelli di tipo socio-comportamentali  come terapie per lo sviluppo del linguaggio, del gioco, di auto-aiuto e di condivisione, per l’adattamento all’ambiente fisico e all’interazione con gli altri bambini, di riduzione dell’ansia e dell’aggressività , quanto interventi con medicinali. Non esiste una medicina contro l’autismo, ma possono essere somministrati medicinali per il trattamento di sintomi come l’epilessia, l’ansia o l’aggressività.  Per quel che riguarda gli interventi comportamentali invece esistono diverse tecniche e modelli di intervento, come l’Applied behavior analysis (Aba), il Denver Model.

In ogni caso il supporto e la preparazione dei genitori, e spesso dell’intera famiglia, è essenziale per la buona riuscita delle terapie.

 

In ultimo, in questa giornata è importante ricordare e riconoscere i talenti delle persone con disturbi dello spettro autistico, piuttosto che concentrarsi sulle loro debolezze, è essenziale per la creazione di una società che sia veramente inclusiva, impegno che non può certamente prescindere dall’inserimento precoce in adeguati percorsi terapeutici, dall’apertura delle scuole verso chi soffre di autismo, da un’adeguata formazione professionale e dall’abbattimento delle discriminazioni. Prima di tutto con la conoscenza e la consapevolezza di che cosa significhi essere affetti da autismo, soprattutto oggi che il mondo si colora di blu.

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