Il sogno 'a due ruote' per l'ex tracciato ferroviario adriatico: a fine anno l'avvio dei lavori per la pista ciclabile

Percorso ciclopedonale su una direttrice di circa 45 chilometri tra Ortona e Vasto

| di a cura della redazione
| Categoria: Attualità
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A fine anno partono i lavori della tratta abruzzese, tutta nel territorio della provincia di Chieti, della pista ciclabile più lunga d'Italia: da Ravenna a Santa Maria di Leuca sul vecchio tracciato dismesso dalle Ferrovie dello Stato.

I primi cantieri sulla costa dei Trabocchi, da Ortona a Vasto, per una lunghezza di 45 chilometri dichiarati patrimonio dell'Unesco, dovrebbero partire a fine anno.

Di seguito un articolo sul progetto recentemente apparso su affaritaliani.it a firma di Giovanna Colantonio.

Una costa dai panorami mozzafiato, dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, fiore all’occhiello del turismo balneare di un’intera regione. Un progetto, in embrione dal lontano 2005, che tarda a realizzarsi nonostante annunci, convenzioni e scadenze varie. Una prospettiva, in grado di ampliarne le potenzialità di valorizzazione e ricezione turistica. Un matrimonio attesissimo, quello della costa dei Trabocchi con la realizzazione della tanto ambita pista ciclabile parallela alla riviera, la cosiddetta “Via Verde”: il percorso ciclopedonale che dovrebbe snodarsi lungo una direttrice di circa 45 km, comprendente 8 comuni del litorale chietino, sfruttando il tracciato già esistente della vecchia ferrovia dismessa. Tessera esaltante di un più organico disegno, quello della Ciclovia Adriatica, la pista ciclabile che da Ravenna giù fino a Santa Maria di Leuca, con i suoi oltre 1000 km, diventerebbe la più lunga d’Italia.

Vero paradiso per il turismo ecosostenibile, per tutti quelli che vorrebbero poter girare mezza Italia in bici, all’insegna del benessere e dell’armonia con la natura, lasciandosi condurre dalle piste ciclabili alla scoperta di paesi e paesaggi. Il percorso procede in maniera frammentaria, ma lungo la costa teatina, per ora, esiste e resiste solo sulla carta.

Da Ortona a San Salvo, su una superficie di circa 170 ettari, il progetto, oltre alla valorizzazione del paesaggio costiero sul celebre modello che in Liguria collega i borghi delle 5 terre, prevede interventi finalizzati al recupero del patrimonio edilizio esistente, compresi processi di riabilitazione di ambiti degradati, una forte limitazione per i nuovi fabbricati, e la realizzazione di strutture di accesso al tracciato. Il suo percorso, lungo e tortuoso come la costa che lo accoglierà, è stato finora al centro di altalenanti e annose trattative, sino alla recente sottoscrizione del Protocollo d’intesa tra Regione e Ferrovie dello Stato, che ha sancito l’impegno formale di Trenitalia a cedere le aree dismesse ubicate lungo l’ex tracciato ferroviario su cui si spera sorgerà la pista, compresi gli edifici delle vecchie stazioni in disuso e le relative pertinenze, per un’area che copre oltre un milione e 400.000 metri quadrati fra terreni e fabbricati.

In comodato d’uso prima dell’acquisto definitivo da parte di Provincia e Comuni, al costo di 7,5 milioni di euro, frutto della dotazione finanziaria dei fondi Par-Fas che la regione ha destinato prioritariamente alla Via Verde. Fondi divenuti operativi lo scorso 5 luglio, in cui Regione e Provincia hanno firmato la Convenzione per la progettazione e realizzazione dell’opera, l’atto che ha consentito alla provincia di ricevere materialmente i 15 milioni di euro di fondi grazie ai quali sarà possibile l’acquisto e l’avvio concreto dei lavori, previsto per fine anno. Convenzione che ha conferito alla provincia il ruolo di Ente attuatore, quindi di esclusivo coordinamento e controllo delle attività progettuali e delle attività dei singoli Comuni costieri, al fine di incentivare la sinergia e la coerenza delle iniziative e dell’operatività degli enti locali con un disegno unitario e armonico di sviluppo. “Siamo già in corsa e non ci fermeremo – ha commentato il presidente della provincia Enrico Di Giuseppantonio –  da oggi cambia la storia turistica dell’Abruzzo, si scrive la storia di un nuovo sviluppo di questa Provincia e di questa regione, perché si gettano le basi per costruire una grande opera pubblica che restituirà nuova vita a un tracciato che rischiava di finire all’abbandono”.

Un litorale capriccioso, immerso nel verde delle colline circostanti, piccole spiagge di sassi bianchi, natura incontaminata. Nicchie segrete, nidi d’amore, voglia di libertà. Ventisette trabocchi, ventinove siti d’interesse comunitario, dieci riserve naturali regionali e quattro porticcioli turistici. Tutto inserito in un unico sistema integrato, per rivitalizzare e valorizzare la magia della costa dei trabocchi, sfruttando esclusivamente la sua bellezza. E la bicicletta a zero impatto.
 

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