L’Argentina giovane targata Abruzzo

Di origine italiana, ma nati in Argentina. Ecco la storia di quattro giovani, orgogliosi delle proprie radici, protagonisti dell’associazionismo abruzzese nel Paese latinoamericano.

| di a cura di Generoso D'Agnese
| Categoria: Associazioni
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Quattro ragazzi, quattro storie diverse, doppia nazionalità: rappresentano la «meglio gioventù» argentina e hanno sangue italiano nelle vene, colorato di orgoglio e nutrito dai ricordi dei loro predecessori. E dall’aprile 2009, giorno del tragico terremoto dell’Aquila, ognuno di loro ha un motivo in più per amare l’Abruzzo, la terra lasciata da nonni o bisnonni. Maria Florencia Pili «Mio bisnonno era partito da Tornareccio (Chieti) – racconta Maria Florencia Pili, che vive a Mar del Plata nella provincia di Buenos Aires ma si sente italiana, seppur la sua è la quarta generazione –. Pensavamo ormai di aver perso il contatto con l’Italia, fino a quando, cercando di ricostruire la storia di famiglia, ci siamo imbattuti nel Centro abruzzese marplatense, che da allora è diventato una seconda casa. Oggi mio padre è il presidente dell’associazione, mentre io vi partecipo da quando avevo 8 anni. Abbiamo formato un gruppo di giovani che opera in modo molto attivo in seno all’associazione e che mi ha fatto prendere coscienza della mia duplice ricchezza interiore nell’essere argentina e italiana». Maria Florencia, primogenita di tre figli, venticinquenne, oggi è sposata e nel 2004 è stata la prima rappresentante della famiglia Pili a tornare sulle orme dei bisnonni, visitando il loro paese d’origine. Tenace sostenitrice della salvaguardia della lingua italiana (è iscritta a un corso dell’Università di Siena), Maria Florencia è una delle protagoniste del sodalizio abruzzese, con l’organizzazione di feste tradizionali e la partecipazione al coro e al gruppo di balli tradizionali. «Nell’associazione sono tanti i giovani che danno seguito all’impegno dei genitori. La lingua italiana purtroppo viene parlata meno, ma questo non ostacola la voglia di trasmettere le tradizioni. E quasi tutti mantengono l’usanza di riunirsi in famiglia la domenica per mangiare i cibi tradizionali (ad esempio le ferratelle abruzzesi o la pasta alla chitarra). In questo momento collaboro con l’Istituto Fernando Santi per un progetto di interscambio gastronomico con la città di Palermo. L’identità italiana è ricchezza culturale, una dote che noi vogliamo a nostra volta trasmettere ai nostri figli e nipoti». Natalia Turanzas Marcos Nata a Buenos Aires, nipote di emigrati provenienti da San Vincenzo, una frazione della cittadina di Guardiagrele in provincia di Chieti, Natalia Turanzas Marcos, avvocato, è molto impegnata nel mantenere vive le sue origini italiane e spagnole, e ricorda con orgoglio le fatiche superate dai nonni, arrivati in Argentina in giovane età, per adattarsi alla nuova vita. «Mio padre – racconta – tiene molto alle sue origini spagnole, ma questo non mi impedisce di sentirmi orgogliosa della mia parte italiana. Preferisco non definirmi italo-argentina, ma piuttosto argentina di origini italiane. Cerco di dare il mio piccolo contributo nelle attività sociali della collettività italiana». Natalia – protagonista nell’ultimo incontro dei giovani abruzzesi in Argentina grazie al suo intervento sul parallelismo del diritto internazionale tra Italia e Argentina –, manca dalla Penisola da 10 anni, ma continua a mantenere ottimi rapporti con i familiari di Guardiagrele. È iscritta all’Associazione abruzzese Villa San Vincenzo dal momento della fondazione, e trascorre gran parte del proprio tempo libero nella promozione della cultura italiana. «Sono entrata in associazione accompagnata dai nonni, all’età di 10 anni, e da allora ho svolto quasi tutte le attività: da presidente dell’associazione a rappresentante del direttivo Fedamo (Federazione delle associazioni abruzzesi in Argentina), da cantante nel coro folcloristico a speaker nel programma radiofonico Ciao Abruzzo. Sono orgogliosa delle mie radici abruzzesi». Odino Faccia Cantante di professione, Odino Faccia vive a La Plata, la capitale della provincia di Buenos Aires. Con la terra paterna ha un legame fortissimo: figlio di un emigrante partito da Assergi, una frazione de L’Aquila, ha partecipato in prima persona alle iniziative per le raccolte fondi in favore dei terremotati, prestando la sua voce alla manifestazione Un cuore per l’Abruzzo. «I miei genitori si sono conosciuti qui in Argentina, e l’impatto con il nuovo Paese è stato duro per entrambi. Con sacrificio sono riusciti a trovare una loro identità, trasmettendomi allo stesso tempo l’amore per la loro terra natia. In Italia torno spesso: è un riferimento anche per la mia professione. Anche in un disco che ho inciso di recente ho inserito molte canzoni italiane: quando le proponevo dal vivo nei teatri vedevo con piacere l’entusiasmo di tanti ragazzi nel risentire i temi musicali dei loro avi». Padre di una bimba di sei anni, Odino Faccia è un fervente cattolico e non rinuncia a conservare le proprie tradizioni anche in cucina, dove coltiva un particolare talento. «Qualche mese fa sono stato scelto come primo artista Pop per cantare i testi di Giovanni Paolo II. Esibirmi allo stadio Azteca, davanti a un pubblico di 70 mila spettatori, è stato per me il coronamento di un sogno: comunicare a tanti la mia fede attraverso la musica. Inoltre il mio brano, Busca la paz, è diventato un inno per la pace nel mondo. Musica, fede e cultura italiana rappresentano i capisaldi della mia vita. In casa si parla italiano, e sono orgoglioso nel sentire mia figlia imparare le prime parole della lingua dei nonni. E ovviamente si mangia rigorosamente secondo la tradizione: in tavola la pasta non manca mai». Yesica Di Vincenzo Se per Odino la musica rappresenta il mezzo di comunicazione delle proprie emozioni, per Yesica Di Vincenzo invece è la linea di continuità di una vita vissuta in viaggio. Yesica vive a Mar del Plata, ma da anni si sposta di continuo per lavorare come modella. La sua bellezza le ha permesso di partecipare a Miss Italia nel Mondo del 2006, ma il grande successo conquistato sugli schermi della Rai non ha stravolto la sua vita, incentrata sugli studi di architettura e sulla passione per il lavoro. «I miei nonni arrivarono in Sudamerica dalla provincia di Caserta e dai paesi abruzzesi. Tortoreto Lido (Teramo) e Tornareccio (Chieti) fanno parte della mia storia familiare e mi legano in modo indelebile all’Abruzzo. Mio nonno Vincenzo Fuoco lasciò l’Italia dopo aver vissuto il dramma della guerra. Cercava un Paese per ricominciare a credere nel futuro. Mia nonna Caterina Capeci invece venne chiamata dalla sorella che già si era trasferita in Argentina. Quando nel 2006 arrivai in Italia con il concorso Miss Italia nel Mondo, ho potuto visitare la casa dove aveva vissuto mia nonna in Abruzzo: è stata un’esperienza molto emozionante. Forse nessuno sottolinea mai abbastanza quanto sia particolare l’emozione che accompagna le concorrenti di questo concorso per ragazze che hanno origini italiane. È come entrare nella macchina del tempo e rivivere di persona i tanti racconti ascoltati in famiglia». L’esperienza italiana ha spinto Yesica a intensificare ancora di più la sua partecipazione all’associazionismo italiano di Mar del Plata, che conosce fin dall’età di 3 anni, per approfondire la lingua e la cultura dei propri avi. Candidata al titolo di Miss Universo ed eletta nel 2007 Regina nazionale del mare a Mar del Plata, Yesica collabora al programma radiofonico Italia sempre giovane, balla nei corpi di ballo folkloristico e recita nel gruppo teatrale Molise sul Palco. «Mar del Plata è una città fortemente caratterizzata dalla presenza italiana – afferma –. In Argentina molti italiani mantengono vive le loro radici. Si partecipa alle feste tradizionali e patronali, si guardano molti programmi della Rai e si coltivano legami culturali che permettono di arricchire la conoscenza della lingua d’origine. Anche io cerco di fare la mia parte. Grazie alla partecipazione al concorso dedicato alle ragazze italiane nel mondo ho potuto prestare il mio volto e il mio impegno a molti sodalizi che operano nell’area. È stata l’occasione per incontrare persone che mi hanno parlato dei miei nonni, mancati quando io avevo solo 3 anni, permettendomi di conoscere ancora meglio le mie radici. Mi sento fieramente italo-argentina e l’Italia è la mia seconda casa. Purtroppo ho potuto fare un solo viaggio in Italia, il Paese di cui in famiglia si parla di continuo. Con i parenti abruzzesi manteniamo vivi i contatti, soprattutto attraverso i nuovi mezzi di comunicazione elettronica». *Fonte: il Messaggero di S.Antonio

a cura di Generoso D'Agnese

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