Emozioni in scena: a tu per tu con la “Compagnia della Civanza”

Un trio scoppiettante e appassionato, che nasce sui banchi di scuola, ma che si rivela essere un astro nascente del Teatro di oggi.

| di Chiara Pirani
| Categoria: Arte
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“Com'è nata la “Compagnia della Civanza” e cosa rappresenta per voi la scelta di questo nome?”

“Questo nome vuol dire tutto e niente. Facevamo il V Liceo Scientifico e parlavamo di avanguardie storiche e Futurismo, accennando anche al Dadaismo. Come i dadaisti, infatti, aprimmo il dizionario a caso ed uscì “Civanza”, termine di cui tuttora non ricordiamo il preciso significato, ma che ci rimase impresso, insieme a quello che uscì al secondo tentativo, cioè TABE. Così li appuntammo sul diario di scuola e li conservammo per un eventuale futuro. Quando, dopo due anni, abbiamo deciso di fare spettacoli, abbiamo ripreso quel diario e da lì è uscito il nostro “nome”: “Compagnia della Civanza, Teatro T.A.B.E.”, che, come abbiamo detto, non ha un significato preciso, se non un semplice e vago rimando al “Decameron” di Boccaccio.”

“Raccogliete sempre i consigli del pubblico che vi guarda: che ruolo hanno nella preparazione dei vostri spettacoli?”

“Li raccogliamo per mantenere uno stretto rapporto con il pubblico stesso, per avere consensi o dissensi, per eventuali critiche e spunti successivi. Utilizziamo i “bigliettini” che distribuiamo alla fine dei nostri spettacoli per un consiglio, per motivarci e per costruire qualcosa di veramente “nostro”, che è ciò che il pubblico richiede maggiormente.”

“Qual è la fonte d'ispirazione per rivisitare gli spettacoli?”

“Dopo aver pensato, a Natale dell'anno scorso, di cimentarci nella rivisitazione di una Commedia latina, a “Pasquetta” concordammo di buttare giù le idee per mettere in scena uno spettacolo pensato per i ragazzi del Liceo, con un chiaro scopo didattico. Così abbiamo scelto la “Mostellaria” di Plauto, poiché si prestava bene ad essere “riadattata a tre”. L'ispirazione maggiore la troviamo, quindi, nei ragazzi e, allontanandoci da ciò che è “di moda”, ossia dal teatro dialettale proposto e riproposto, abbiamo cercato di creare qualcosa di innovativo, aspirando sempre all'inarrivabile “Teatro”.”

“Dal di fuori non si riesce a percepire l'intenso lavoro “dietro le quinte”. Come ci riuscite, essendo solo in tre?”

“Quando c'incontriamo, cerchiamo sempre di ottimizzare i tempi, che, essendo strettissimi, non ci aiutano. Ma riusciamo a suddividere i compiti: dove non arriva l'uno, arriva l'altro. Sta in questo la nostra forza: cerchiamo di giungere al miglior risultato con il massimo impegno, ma con il minimo dispendio, per poter, un giorno, diventare autonomi. 

“Importante è la presenza di una morale per far riflettere, che chiude uno spettacolo pervaso dalla comicità. Come siete riusciti a creare questo “doppio effetto”?”

“Non potremmo mai fare qualcosa di tragico, perché uno spettacolo che non piace in primis a noi, non può piacere al pubblico. Vogliamo, però, lasciare sempre un messaggio che rimanga, oltre al divertimento e al “risum movere” plautino: cerchiamo di proporre un “prodotto” che impartisca una “lezione”. È capitato, durante gli spettacoli, di vedere adulti commuoversi e ragazzi riflettere sulle nostre parole.”

“Siamo tutti in attesa del prossimo spettacolo. Avete già in mente qualcosa?”

“La “Compagnia” accoglierà a breve un nuovo membro, che studia teatro, e attende d'ingaggiare anche un'altra ragazza. Ma loro saranno “satelliti” della “Civanza”, perché noi nasciamo come trio. Tornando al nuovo spettacolo, ci siamo innamorati de “Il Sistema Ribadier” di Georges Feydeau, poco conosciuto in Italia. Ci siamo riconosciuti nei personaggi, ma non disdegneremo di aggiungere, come al solito, nostri spunti e battute, contestualizzando le scene. Non nascondiamo di avere un'idea anche per un monologo. Magari proporremo entrambe le cose.

“Tornando al principio, un'ultima domanda: qual è stato il vostro primissimo “esperimento”?”

“Ciò che ci ha fatto nascere come “Compagnia”  è stato “Il Mago di Oz”, “esperimento” sviluppato all'interno della “Giornata dell'Arte” a scuola: abbiamo creato la nostra “storia rivisitata”, che ha riscosso un successo oltre le aspettative. L'abbiamo, poi, riprodotto in teatro a Palena: è stato l'inizio della nostra “avventura”.”

“Avventura” che prosegue con successo e non smette mai di stupire. Avventura che, pur essendo nata senza particolari aspettative, si è rivelata un meraviglioso “esperimento” più che riuscito.

Articolo in versione integrale scaricabile in basso! 

Chiara Pirani

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