Risultati preoccupanti quelli venuti fuori dalle analisi effettuate dei geologi incaricati direttamente dal Comune in Località Colle Barone, nei pressi della valle tra i calanchi, che nel periodo tra il 1950 e il 1990 ha ricoperto il ruolo di principale discarica cittadina dei rifiuti solidi urbani. Idrocarburi in concentrazione pari a quasi 15 volte il limite massimo ammesso dalla legge: questo il dato emerso dagli studi effettuati. E questo, a parere degli esperti, come risultato di decenni di scarico indiscriminato nei calanchi, in particolare di oli meccanici esausti. Nonostante questi dati allarmanti, la zona è ancora aperta al transito e al pascolo delle greggi, con rischi evidenti connessi alla qualità delle carni e dei latticini. Già nel corso delle indagini effettuate tra il 2007 e il 2008, in vista della bonifica, erano emerse concentrazioni allarmanti di sostanze nocive come ferro, arsenico e solfati e piombo, che avevano contaminato la falda acquifera con presenze fino a 7 volte il limite di legge. Gli ultimi studi parlerebbero, invece, di tracce di idrocarburi nel terreno del fosso Laion di Colle Barone, pari a 5000 microgrammi per litro contro il massimo di 350 prescritto. La presenza di tali sostanze nel fosso è da attribuire alla grande frana provocata nel 1989 da continue ondate di pioggia, che modificarono il paesaggio dei calanchi trascinando a valle metri cubi di rifiuti solidi urbani. L’Unione Europea aveva già previsto un piano di normalizzazione di alcuni siti di discariche abruzzesi, andando a stanziare circa 30 milioni di euro, ma data la situazione i costi di bonifica del bacino naturale potrebbero essere molti, ma molti di più.