IL PAESE DEL «NON LO SO!» E DEL «VA’ DA LORO, NOI NON SIAMO AUTORIZZATI!»

Una giornata tra dipendenti statali e non

| di Serena Taraborrelli
| Categoria: Storia
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Vestirsi di una maschera, cruda e dura, munirsi di una buona dose di menefreghismo, procurarsi cruciverba, uncinetto e cellulare ed essere pagati dallo Stato (quindi da ogni cittadino), o da chi altro, per rispondere: «Non lo so!». Segue una lunga e noiosa catena di Sant’Antonio, il: «Vai lì, vai là», arrivarci ed essere mandati altrove o indietro, e il «Chiedi a Tizio, chiedi a Caio», lavandosi le mani come Ponzio Pilato. Il tutto senza disponibilità, senza un briciolo di umanità. In pochi sanno che lavorare è un donarsi agli altri, soprattutto a chi è in difficoltà, a chi altro non chiede che una mano che le spetta. Ospedali, uffici, università che non funzionano perché non funziona il personale. Un’Italia e la sua mentalità del «tu pensa alla salute» che c’è chi pensa a ciò a cui non pensi tu. Un’Italia che ama il “dolce fare niente” e l’imbrogliare. Sarà nella mancanza di stimoli, nella scarsezza degli stipendi, la causa di tutto ciò? Forse dovremmo cambiare il sistema, ispirandoci ai lavoratori della Google. I lavoratori della Google non hanno bisogno di richiami o rimproveri per essere più produttivi; hanno il privilegio di poter fare svariate pause; godono di confort straordinari nel loro posto di lavoro, dal massaggio alla lampada solare; il tutto sommato ad uno stipendio da favola. Lavorare meglio è anche una filosofia, un benessere mentale? Lavorare meglio è anche un sorriso in più? Un paese burocratico che rischia di andare a rotoli e perdersi tra bollette e certificati, che rischia di perdersi senza un personale adatto, qualificato e… Motivato e stimolato.

Serena Taraborrelli

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