Il miracolo di Santa Brigida, «O spegni l’incendio o ti buttiamo giù»

Pennapiedimonte, una leggenda di tre secoli fa

| di Serena Taraborrelli
| Categoria: Storia
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Era una calda e torrida giornata di luglio, di circa tre secoli fa. Il sole di mezzogiorno era alto sul monte Ugni, che guarda e protegge il paese ai suoi piedi. Un grido partì dal Balzalo: fuoco e fumo sulla montagna. Giorni di caldo e siccità, senza piogge ed ora si bruciava. La gente accorse, con zappe e seghe: tagliarono alberi, cercarono di fare un corridoio pulito per isolare il fuoco. Accorse il Sindaco. Le donne si strinsero in preghiera nella piccola chiesa.

Passò la notte e tornò di nuovo mezzogiorno, la montagna “di tutti” era ancora un rogo. Una donna pensò, a quel punto, di portare la statua di Santa Brigida al Balzalo, di chiedere ad essa aiuto. I pennesi raccontano ancora che qualcuno l’abbia spinta verso il burrone e minacciata di buttarla di sotto se non avesse fermato l’incendio e che, a quel punto, dal volto della statua siano scese due lacrime. Ad un tratto il cielo su Pennapiedimonte si fece grigio ed un temporale bagnò il paese, spegnendo le fiamme. Da allora la devozione per Santa Brigida è forte e la si festeggia il 18 agosto. Vedova di Svezia venne in Abruzzo due volte, la prima nel 1365 e la seconda nel 1368, si rifugiò a Pennapiedimonte, durante un temporale, in una grotta abitata da stregoni ed indovini. Morì a Roma e nel 1374 il suo corpo fu trasferito a Vodstena, in Svezia, dove la tomba esiste ancora.

Serena Taraborrelli

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