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No al distanziometro, sì alla pubblicità: le proposte di Confindustria per rilanciare il settore del gioco

| di Carlo Verna
| Categoria: Comunicati Stampa | Articolo pubblicato in Spazio Aperto
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Il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo non porterà ad un abbassamento soddisfacente del numero di giocatori compulsivi ma solo ad un ulteriore stretta per i gestori sparsi sul territorio. Questa è in sintesi l’idea del SIG, Sistema Gioco Italia, federazione di filiera dell’industria del gioco aderente a Confindustria, decisamente poco in linea con il Di Maio pensiero relativo al gioco d’azzardo.

Prima dell’estate è stato aperto un tavolo pubblico per discutere della situazione del comparto e, nonostante assenze di spessore, durante l’assemblea sono stati presentati quelli che dovrebbero essere degli spunti di rilancio dell’industria del gioco.

"Chiediamo al Governo, e in particolare al Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di aprire un tavolo di confronto con l'industria del gioco. Noi siamo pronti a presentare le nostre 10 proposte che vanno nell'ottica di una maggiore regolamentazione di tutta la filiera con l'obiettivo di rafforzare le tutele per i cittadini. Il nostro settore ha bisogno di una riforma organica, ci sono 150mila famiglia e milioni di investimenti privati che sono a rischio se non si interviene”. Così ha aperto i lavori dell’assemblea il Presidente di Sistema Gioco Italia Stefano Zapponini, alla ricerca di un canale di comunicazione con il vice Premier pentastellato al quale vengono indirizzate idealmente le istanze esposte durante l’assemblea.

L’alternativa al distanziometro

Il distanziometro è il nome con cui vengono comunemente riconosciuti i vari divieti di apertura di un'attività di gioco sotto una certa distanza da una serie di luoghi sensibili come scuole e chiese. Vale il plurale poiché non si parla di una norma unica bensì di varie applicate in autonomia da alcuni enti locali. Insomma, manca una legislazione unica e questa è infatti la prima richiesta.

SGI propone l’introduzione di una nuova generazione di slot più sicure, anche se già il Decreto Dignità prevede che dal 2020 le slot dovranno essere tutte munite di lettore per la tessera sanitaria. La proposta comprende anche l’abbassamento del numero massimo di apparecchi installabili presso il canale generalista da 8 a 4, l’eliminazione di questi dai locali sotto i 20 mq e dai canali generalisti secondari. Tra gli altri punti (che sono 10, come dice Zapponini, ma che abbiamo riassunto in 8) c’è anche l’innalzamento dello standard qualitativo dei punti di gioco quali bar, tabacchi e sale dedicate.

Più formazione per i gestori

L’idea è quella di investire sempre di più nella figura del gestore che diventa anche manutentore delle macchina e punto fermo per il consumatore in quanto anche esperto di gioco lecito e rischi riguardo il disturbo da gioco d’azzardo.

Impatto urbano e comunicazione

L’assunto da cui parte il SIG è che la comunicazione fuori a molti punti di gioco richiami eccessivamente la presenza di slot con una cartellonistica che non giova il decoro urbano. La proposta è di implementare le linee guida nazionali sull’impatto urbano e sull’uniformità della comunicazione di prossimità, magari decidendo di esporre solo il logo del concessionario di gioco.

Prelievo erariale: revisione della disciplina

In Italia il prelievo erariale avviene sui volumi di raccolta, in altri paesi UE invece si tassa il margine dei singoli giochi. SIG sostiene che se traslassimo il sistema italiano dai volumi di raccolta al margine otterremmo che nel nostro paese si applica una pressione fiscale media del 58,4% rispetto al 38% della Spagna, al 25% del Regno Unito ed al 22% della Germania. La proposta quindi è doppia: equiparare il sistema di prelievo a quello dei paesi sopracitati e, ovviamente, diminuire anche la pressione fiscale.

Rafforzare la sicurezza del gioco online

Nonostante ci sia il logo AAMS a certificare quali operatori sono sicuri e quali no, quello del gioco illegale rappresenta un fenomeno duro a morire. La proposta di Sistema Gioco Italia consiste nel bloccare i flussi finanziari verso i siti di gioco dot-com, ovvero quei portali il cui business si svolge interamente sul web (in genere in totale assenza di una sede aziendale fisica), spesso fautori di un'offerta tutto fuorché legale.

Pubblicità sì, pubblicità no

Se sugli altri punti si può aprire un dialogo, qui le posizioni sono agli antipodi. La teoria degli addetti ai lavori è che togliere la possibilità di reclamizzare il gioco d’azzardo legale creerà confusione con quello illegale. Il governo invece crede che per eliminare il disturbo da gioco d’azzardo non si possa continuare a promuoverlo in nessuna forma, un’abolizione totale che non ha pari in Europa. A questa si appella SGI affermando che è meglio regolamentare accuratamente piuttosto che abolire, ma di certo non sarà facile indurre il vice Premier ad effettuare un passo indietro.

Bando riassegnazione delle concessioni del Bingo

Ci sono più di 200 punti bingo su tutto il territorio nazionale che danno lavoro a 10mila occupati ma, sempre stando alle rilevazioni SIG, gli enti locali hanno spesso imposto delle limitazioni temporali stringenti e, in casi estremi, la chiusura dell’attività. Inoltre, il settore tutto aspetta da 4 anni un bando di assegnazione delle concessioni che attualmente vengono sostituite da una proroga onerosa da 90mila euro l’anno. A questo riguardo SIG non solo vorrebbe spingere per il rilancio del settore ma soprattutto accelerare i tempi sulla concessione.

Riformare l’ippica

Nonostante il palinsesto ippico campeggi ancora sulle pagine degli allibratori nostrani, il settore affonda in una crisi nera. Dal 2013 l’ippica è sotto il controllo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali che, almeno a parere del SIG, non riesce a trovare formule di rilancio interessanti per questo sport destinato a passare dal sottodimensionamento all’estinzione. Una rivoluzione totale è quanto propone la fondazione, ma in questo caso la necessità di un cambiamento è palese già da tempo.

Carlo Verna

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