VIAGGIO AI CONFINI DELL'IPERSPAZIALISMO

Il ritorno del movimento Iperspazialista sulla scena italiana, raccontato da Cesare Iezzi in occasione del festival nazionale iperspazialista, che si terrà a San Martino sulla Marrucina i primi due week end di agosto

| di Ass. ne no profit di studi storici e tradizioni "Corporazione Sancti Martini!
| Categoria: Attualità
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A cura di Giulia Fonzi

«Se sei contro l’immobilismo, la mancanza di creatività, lo scetticismo e l’allineamento culturale oggi hai una speranza offerta dall’Iperspazialismo»: così scriveva Giancarlo Da Lio, in occasione di un’esposizione iperspazialista del settembre 2000. Queste parole riassumono alla perfezione la mission del movimento: non ci sono limiti alla creatività né obiettivi prefissati, ma al centro di tutto torna l’uomo e la sua curiosità sconfinata nei confronti di ciò che non conosce o comprende. La sua origine spaziale o terrestre, le sue potenzialità assopite, i misteri dello spazio. E sono proprio i progressi scientifici e le scoperte tecnologiche ad aver aperto le porte al nuovo immaginario collettivo che accomuna gli artisti iperspazialisti. Per abbracciarlo, però, bisogna abbandonare paure, fobie, ansie o qualsiasi legame con forme stereotipate e lanciarsi alla scoperta dell’ignoto.Oggi, a ventidue anni dalla sua nascita, la corrente iperspazialista è più viva che mai e torna alla ribalta con un evento imperdibile. Uno dei firmatari del gruppo, Cesare Iezzi, pittore e scultore oggi residente nelle Marche, risponde ad alcune domande sulla poetica e sul futuro del Movimento.
Iniziamo subito dal Festival Internazionale dell’Iperspazialismo: da dove nasce l’esigenza di tornare dopo quasi dieci anni dall’ultimo “Manifesto Iperspazialista Universale” del 2009 con questo progetto ambizioso?
Il Movimento ha vissuto un periodo d’oro nel primo decennio di attività, toccando l’apice nel 2008 con l’esposizione "Un Chien Andalou in the Space" presso il Museo Nazionale del Castello Cinquecentesco de L’Aquila. Da quel momento abbiamo affrontato una fase piuttosto buia, soprattutto a causa del taglio degli incentivi alla cultura e della crisi economica, che ci hanno costretti a bloccare gli eventi espositivi. Ma le idee e la poetica Iperspazialista non hanno mai cessato di esistere e il Festival, organizzato ed ideato dalla Corporazione Sancti Martini e dagli artisti iperspazialisti, è un’occasione per scoprire se le nuove generazioni sono pronte a raccogliere il testimone. Questo appuntamento si propone di diventare un punto di riferimento per incontri e dibattiti oltre a coinvolgere tutte le discipline artistiche, dalla pittura alla poesia e alla musica fino alla creazione di menù iperspazialisti.
Questa iniziativa lascia ben sperare circa le attività future del Movimento, come all’inserimento di nuove opere iperspazialiste all’interno della collezione permanente di Casa Pirolo presso San Martino sulla Marrucina. È davvero così o l’evento in sé ha un intento puramente celebrativo?
Lo scopo è appunto quello di creare un nuovo interesse verso l’Iperspazialismo, ripartendo da un evento che lo palesi agli occhi delle nuove generazioni. Per farlo è necessaria una manifestazione che sia anche celebrativa, perché no, a testimonianza di un passato che nonostante gli anni è ancora attuale. Se poi le opere proposte si mostreranno adeguate all’ideologia del Movimento saremo più che felici di accoglierle nella nostra collezione.
Torniamo per un momento indietro, come nasce il Movimento Iperspazialista?
Gli Iperspazialisti nascono da un gruppo di amici che la sera passeggiava tra i vicoli della città osservando il cielo e le stelle e ponendosi tante domande; condivideva idee e sensazioni e sentiva la necessità di oltrepassare i confini, i limiti del nostro cervello, iniziando a guardare oltre. Ma tutto ciò andava tradotto in qualcosa di concreto, le idee andavano impresse su carta per diventare realtà. Decidemmo così di dare vita al Movimento partendo da un documento che poi divenne il primo Manifesto Iperspazialista. Ognuno di noi buttò giù delle idee che vennero in seguito assemblate dal professor Antonio Paciocco, il teorico del gruppo. Il battesimo del Movimento si tenne il 27 aprile del 1996 presso il circolo culturale “Kupsiko Klubo” di Chieti e da quel momento costruimmo tanti eventi importanti anche grazie ad uno dei nostri più convinti sostenitori, il critico d’arte Leo Strozzieri che curò la maggior parte delle nostre mostre e poi storicizzò il Movimento con il volume Iperspazialismo e sue radici storiche pubblicato da Artechiara nel 2005.
La prima esposizione ufficiale si tenne nel 1996 fuori Italia, nella galleria spagnola Anagma. Come scaturì quella collaborazione?
Il gruppo era composto principalmente da artisti abruzzesi, come Antonio Paciocco, Ettore Le
Donne, Peppino Masciarelli e il sottoscritto, ma vi trovarono posto anche i due veneziani Tiziana
Baracchi e Giancarlo Da Lio. Furono questi ultimi a trascinare il Movimento sul fronte veneto e
internazionale occupandosi di curare le prime esposizioni Iperspazialiste. E grazie alle collaborazioni
con diversi artisti europei ci imbattemmo nella galleria spagnola Anagma, tra le prime a sposare il
nostro progetto. Eravamo davvero entusiasti dell’interesse manifestato nei nostri confronti.
Quali strade, invece, vi hanno condotto a esporre a Venezia? E quali sono i vostri attuali rapporti
con la storica città lagunare?

Come accennavo prima, i contatti utili dei colleghi veneti fecero la differenza. E a proposito vorrei
ricordare con estremo affetto e gratitudine Tiziana Baracchi, scomparsa proprio in questi giorni. Tiziana sposò da subito la causa e insieme a Giancarlo Da Lio, il nostro primo curatore e critico d’arte, formò un legame solido che si dimostrò vitale per il neonato Movimento, innescando una serie di mostre tra Venezia, Spagna e Francia. I rapporti con Venezia continuano ad essere vivi anche oggi nonostante il progressivo e lento calo degli eventi espositivi, l’ultimo dei quali risale alla partecipazione di Ettore Le Donne alla Biennale di Venezia del 2011.
Il “Manifesto dello Spazialismo” di Lucio Fontana del 1947 si può definire il fondamento teorico
dei concetti e delle idee portanti del vostro Movimento. Ma quali altri input artistici, letterari e/o
musicali hanno influenzato la nascita dell’Iperspazialismo?

Sì, concettualmente siamo i figli di Lucio Fontana. Abbiamo oltrepassato i suoi tagli e perlustrato le
infinite vie di fuga. Il prefisso Iper sta a indicare proprio l’azione del superamento,quello che ci
permette diinvestigarele infinite possibilità della mente umana dicrearealternative a quelle prestabilite dalle convenzioni. Sicuramente artisti comePiranesi, Dalì, Ernst, Magritte o lo stesso Escher hanno lasciato un segno indelebile nella formazione della nostra poetica,grazie a una percezione del mondo che ne ha dilatato la visione e i contenuti, grazie a un pensiero trasversale che ha ipotizzato l’impensabile.
Quanto ha influito la narrativa fantascientifica dei vari Asimov, Clarke, Bradbury, Vonnegut e
Sitchin sulla stesura del secondo e ultimo “Manifesto Iperspazialista Universale” del 2009?

Dopo il primo Manifesto gli Iperspazialisti non hanno mai smesso di aggiornarsi su ciò che li circondava, dalla musica alla letteratura, dal cinema alla fotografia fino alla cucina, ampliando la propria conoscenza sull’argomento. Gli autori che hai citato hanno aperto nuovi orizzonti nell’immaginario collettivo definendo alcuni scenari futuri possibili, per molti sono stati i profeti di nuovi mondi e l’Iperspazialismo ne è in parte una diretta conseguenza, ma nessuno di questi scrittori ha realmente influito sulla nascita del Movimento Iperspazialista.
Che ruolo ricopre il “Manifesto dell’Arte Sacra Iperspazialista” all’interno della poetica del
movimento?

La poetica Iperspazialista ha una profonda trama spirituale, come testimoniano alcuni passi presi in
prestito da Sant’Agostino, ma ciò che realmente ci attrae è il messaggio trascendentale che si cela
dietro i testi sacri religiosi in generale, senza preferenze. L’anima umana tenta costantemente di
elevarsi e raggiungere la meta divina utilizzando i mezzi che ha a disposizione, l’arte è solo uno di
questi.
Tornando a Fontana, nel “Manifesto Blanco” del 1946 lui afferma che «L'arte moderna si trova in
un momento di transizione nel quale si esige la rottura con l'arte antecedente per dar luogo a
nuove concezioni». Allo stesso modo gli Iperspazialisti esortano l’uomo ad abbandonare le forme stereotipate, ripetitive, passatiste dell’arte moderna. Come perpetrare quei dettami teorici in un’epoca come la nostra nella quale la stessa arte contemporanea sembra aver già sperimentato tutto?

L’arte è espressione della società che la circonda. Tutti i fenomeni esistenziali, politici, economici e
filosofici influenzano e condizionano i popoli e con essi anche gli artisti. L’arte contemporanea offre
oggi una infinità di proposte, molte pilotate dal sistema dell’arte per autosostenersi e offrire prodotti sempre diversi per ogni genere di richiesta. Esiste un surplus di offerte per un mercato che non ha le stesse coordinate di mezzo secolo fa. Adesso, però, inizia a percepirsi la necessità di tornare ai veri contenuti, a pensare a un’arte che sappia identificare e valorizzare l’originalità, l’estro, le nuove tecniche, i nuovi campi di ricerca che rispondano alle domande che l’uomo pone a sé stesso. Artisticamente parlando, la nostra epoca sarà identificata come quella del caos, della mercificazione della cultura e dell’effimera spettacolarizzazione; senz’altro qualcosa di buono è stato fatto, ma come al solito sarà il tempo a fornircile risposte e indicarci chi, all’interno di quel marasma, avrà lasciato una valida impronta.
Come vede l’Iperspazialismo all’interno del panorama artistico contemporaneo?
Io lo rappresento iconicamente come un anello di una catena, una congiunzione tra il passato ed il
futuro, tra caos e proiezione evolutiva. L’Iperspazialismo è un continuo divenire e in quanto tale
attende ancora segnali importanti e nuove testimonianze.
Quanto è cambiato il Movimento dagli albori della nascita negli anni Novanta? Vi sentite stimolati dalle influenze che vi circondano?
L’aspetto più importante è proprio questo, viviamo in quel futuro che i nostri padri avevano disegnato e ipotizzato, ma il cammino è pieno di sorprese.In questa contemporaneità spesso priva di un’anima e di pulsazioni cardiache c’è ancora molto da fare. La ricerca scientifica è una preziosa compagna del nostro cammino e arricchendosi di nuove scoperte accresce la nostra ispirazione; non parlo solo di tecnologia commerciale ma anche di quei movimenti olistici sorti nel territorio che hanno come mission il ritorno alla cura dello spirito e del benessere dell’anima. È necessario recuperare e sviluppare tutta la filosofia, non dimenticando che l’uomo in questo ciclo di vita si gioca gran parte della sua sopravvivenza. Lo sviluppo sociale ha dato vita a grandi disuguaglianze e gli artisti devono farsene carico, mettendo in risalto le atrocità perpetrate tutti i giorni, studiando i cambiamenti e creando una risposta che salvaguardi il nostro habitat. Gli Iperspazialisti sono ben consapevoli che per predicare il futuro si debba conoscere e rispettareil presente.
Che reazione ha avuto il pubblico italiano alla nascita di un movimento così sfrontato, al di fuori
degli schemi e delle tendenze del momento? E come risponde oggi?

Vede il problema è proprio questo: il pubblico. L’arte ha perso il suo contatto con le grandi masse
enon esiste una politica che si occupi di promuovere correttamente l’arte nelle scuole. Oggi si
coniuga tutto sotto il profilo del profitto economico e l’arte viene presa in considerazione solo
quando può competere con gli atri prodotti del mercato. Il pubblico è attratto dall’evento di grande
risonanza mediatica o che in quel momento è di tendenza; per altri l’unico obiettivo è quello di farsi
un selfie davanti a un’opera famosa e dopo trenta secondi sono già passati ad altro. Non c’è volontà
di capire e di approfondire gli argomenti, basta leggere i titoli o guardare le figure. Credo che solo
una parte del pubblico Italiano sia conscia di ciò che accade nell’arte, escludendo quella nicchia di
spessore realmente interessata agli sviluppi del contemporaneo. Noi in quella nicchia ci siamo
esposti direttamente, proponendo la nostra ricerca e ricevendo consensi, interesse e curiosità.
Molti dopo aver visitato una nostra mostra si sono chiesti: sono anch’io un po' Iperspazialista.

Ass. ne no profit di studi storici e tradizioni "Corporazione Sancti Martini!

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