"C'era una volta Grele..." una favola per riflettere

| di Silvia Garzarella
| Categoria: Storia
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C'era una volta una vecchia leggenda,
su una collina, tra il mare  e la montagna, sorgeva Villa Grelis, un villaggio a guardia di Grele, nucleo antico ai piedi di un incastellamento baronale.
C'era una volta la roccia bianca della Majella e c'erano una volta anche gli edifici in roccia, cuori di montagna, storie di fatica e sudore per costruire, sasso dopo sasso, dei tetti da chiamare case, bianche come il gesso.
C'era una volta una fontana, diario di memorie bagnate, parole profumate di Marsiglia e camicie bianche da stendere al sole nei giorni belli. Intorno il verde.
C'erano una volta gli anni settanta, poi gli ottanta, novanta, duemila..case in scatole a più piani colorate, palazzi alti a coprire i campanili.

Via alberi e radici, prati e sentieri, si innalzano nuovi altari alla signora Omologazione: in questa favola il nemico si chiama Cemento.

Passa il tempo.
Oggi a Grele c'è una fontana che ha smesso di cantare i suoi ricordi, piangerebbe se potesse, per lei e per le radici, quelle di legno, quelle del cuore, asfaltato per distrazione, dato in affitto al quarto piano, vittima delle riunioni condominiali, il cuore.


C'era una volta Grele e adesso non c'è più. Ci sono i palazzi , i garage, i piazzali e il riscaldamento centralizzato.
La memoria storica non si affitta. La memoria storica è in ogni casa di pietra abbattuta per costruire un mostro edilizio, in ogni albero tagliato, in ogni passo indietro nella tutela del territorio, è in quella fontana che, tra rovi e cartelli pubblicitari, piange una città che non ha saputo farle la “guardia”. Piange per il cemento che la circonda, piange perché prima di costruire bisognerebbe riflettere su cosa si distrugge.
Quanto è integrato nel nostro paesaggio un palazzone da grande città ? Quanto costa, per una volta, distogliere lo sguardo da un progetto impacchettato e guardarsi intorno ?
Grele è solo un esempio, chiudere gli occhi e provare ad immaginare com'era prima, onestamente, dà le vertigini.

Oggi, guardare quella fontana fa riflettere sul già fatto, sul da farsi.

Silvia Garzarella

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